Oggi ho salvato la poesia

Ieri è entrato in casa La sottrazione di Marilena Renda (Transeuropa, 2015), avevo letto delle recensioni e qualche estratto che mi era piaciuto. Comprare un libro di poesia è un gioioso atto istintivo e appagante di fiducia in un’altra singolarità maggiore rispetto all’acquisto di un romanzo, presume un rapporto più diretto, senza filtri editoriali sul contenuto. Ho goduto quel sentimento lasciandolo dormire una notte sotto la copertina. Stamattina l’ho aperto e – giuro – ci ho provato, ma credo che non lo leggerò mai tutto: l’impaginazione mortifica l’opera e il lettore. Non solo per la gabbia del testo che varia con le pagine, arrivando a sfiorare il bordo fisico della 27 con parole schiacciatissime e quasi illeggibili, ma è soprattutto per l’interlinea gigante da tesi di laurea che lascia orfano ogni rigo e disperde l’occhio e la fantasia prima che arrivino al capo successivo. Questo scempio non può essere volontà dell’autrice. La (sua) poesia, ancora adesso, sta lì dentro, ma se io apro il libro viene distrutta. Io oggi mi sento di averla salvata.

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5 pensieri su “Oggi ho salvato la poesia

    1. Lo so, ho esagerato (be’, qui per definizione) ma il mio primo impatto è stato davvero questo, e proprio per il valore della raccolta – che ho ben intuito e mi ha spinto all’acquisto – l’immotivata innaturalezza della messa in pagina mi ha “distratto” e irritato fino a tal punto. Passato il fastidio lo riaprirò.

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    1. Volevo sapere se l’impostazione grafica (dall’interlinea altissimo, alla mancanza di margini liberi in certe pagine, passando per l’assenza di un indice) erano state sue decisioni. Ad ogni modo stamattina, giuro, ancor prima di vedere il nuovo articolo su Poetarum ho ripreso – non per caso, ma per volontà di “salvarla” leggendola (l’unico vero modo, lo so) – La sottrazione, alle 7:30 e in mezzo al caffè ho finito la lettura di tutto il volume, apprezzando vari testi al primo orecchio, fra cui “Posso cantare, ma cinque minuti al giorno” e “I bambini tardi non credono al male”. Le domande iniziali però restano.

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      1. No, l’impostazione grafica non è mia. D’altra parte non è questo il mio lavoro, le pare? 🙂
        L’unica cosa mia è l’interlinea, che mi piaceva mentre scrivevo perché sentivo che mi dava agio e spazio, e poi sulla pagina si è rivelata orribile. Ma ripeto, io non sono un grafico.

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