L’azzurro cielo

Potrà anche esserci l’azzurro cielo nelle tue pagine e anime sconosciute sentire il tuo spirito di assenza quando sarai lontano dalla terra. Ma tu, sotto quel cielo, non avrai camminato; l’aria pungente dell’inverno non ti avrà pizzicato il naso, né il sole d’agosto bruciato la pelle e impedito il sonno col suo fuoco la notte. Perché sarai rimasto al chiuso a scrivere con la flebo dell’immaginazione attaccata al braccio, senza distribuire baci concreti e solo tuoi al mondo dei presenti, incontrarti con un amico, sbagliare persino, perderti in una città sconosciuta o suonare tutto il pomeriggio per prepararti alla prima serata della tua vita. L’opera varia di annotare le impressioni per riverberarsi negli atri di spazio e tempo, cioè, capite quant’è sopravvalutata e spia anzi di semi infermità, nido per allodole capaci di intendere ma non di volere! La cosa grave, certo, è ritrovarsi proprio qui ad annotarlo, e persino con certa cura, favolando un azzurro cielo vibrante di flauti. Confido nel sabato e nel mio orecchio teso, però: non alla favola, ma a un bene presente che mi dica negli occhi sei incorreggibile mentre sorride.

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