Vivere da lontano

Un uomo sapeva tutto dell’Isis e degli equilibri fra le potenze nucleari, quante persone morivano nei campi di lavoro in Cina, tutte le volte che Kim Jong-un petava a tavola e giustiziava i testimoni, le tratte dei mercanti di clandestini nel Mediterraneo, i nomi dei trafficanti di armi tra Europa e Africa, i numeri civici di chi non voleva la pace in Medio Oriente, le impronte dei massoni che pilotavano l’America e la misura di scarpe di Putin. Si riteneva, quell’uomo, molto più attrezzato degli altri contro il terrore globale che minacciava le persone agli angoli della strada o fra i banchi del mercato. Un giorno il suo vicino di casa morì, la ragazza che gli faceva la corte si mise con un altro, il negozio sotto casa cambiò gestione, il tizio che salutava sempre al bar aveva il viso scuro per la zia malata, la ragazzina alla cassa era contenta per lo sgamo con un compagno di scuola, e lui ricevette la foto whatsapp di un amico a cui era nata la prima figlia: reparto d’ostetricia, fiori sul tavolo, parenti accanto al letto, culla e calzini rosa. Sorrisi, ovunque. Beati loro che non sanno. Uscito dal bar, attraversò la strada e morì sotto un tram inciampando sulle scarpe slacciate.

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