Bambini

Sette anni fa mi sono trasferito da Palermo a Roma e oggi penso ai bambini. Da due mesi, infatti, il centro per minori stranieri in cui lavorava a Roma la mia compagna è a rischio chiusura, per la sopravvivenza che deve ai finanziamenti comunali non più garantiti; da qualche settimana, invece, l’avviso di sfratto al teatro con cui collaboro a Palermo ci ha fatto lanciare un ultimo appello ai nostri amici – di passaggio e non – per colmare gli affitti arretrati con una raccolta fondi e spettacoli ogni domenica. In entrambi i casi, la crescita sana dei nostri cuccioli sembra non potersi liberare da una responsabilità di tipo collettivo. Certo, a nessuno piace dipendere dagli altri, e non mancano giorni in cui gli affanni ci fruttano un’onesta autocritica sui difetti della nostra gestione. Dovessimo vincere la sfida a Palermo, sono convinto che la seconda vita del teatrino prenderà un ritmo diverso e immagino pure che, a Roma, la casa dei bimbi si curerà di diventare – se possibile – ancor più necessaria di ieri per il territorio. Entrambi i fatti però sono le due facce di una moneta che possiamo raccogliere da terra, il tesoro di una duplice verità: non basta l’impegno di pochi per coltivare il mondo di domani, perché le attenzioni da usare sono tante e perché è giusto che tante restino.

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