Via Sellerio

Ieri a Palermo hanno meritoriamente intitolato una strada a Enzo ed Elvira Sellerio, il tratto finale di via Siracusa dove la casa editrice ha la sua storica sede: da oggi la Sellerio sta in via Sellerio. Anch’io ci sono stato, un paio di anni fa. Ricordo, andai a bussare a quella porta e furono gentili, ma dissero che le stanze palermitane ormai ospitavano più che altro il deposito, le varie segreterie, vi gestivano forse la posta e poco altro, ma “le decisioni” – dissero proprio, le decisioni – di linea editoriale e gli incontri importanti, il centro nevralgico insomma, si era tutto spostato da anni a Milano. Così la strada a cui si dà il nome è sempre quella già percorsa, quando i motori girano ormai su altri orizzonti e al luogo di origine resta il primato di cartolina vivente. La cosa buffa è che la coincidenza fra nome della strada e quello della figura omaggiata ne rende ancor più debole la pregnanza, meno prensile il valore, poiché allora l’unico modo per uscire dalla tautologia urbanistica sarà indicarne la posizione – a chi vorrà sapere dov’è a Palermo la Sellerio – nominando le vie che la delimitano e, loro sì, ne danno il senso, le coordinate. Andate pure via, Sellerio! A Palermo resistono Francesco Alliata, principe di Villafranca, e Giovanni Maria Ramondetta, duca di Sammartino.

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Rugby

Stringi la palla e portala avanti; se devi passarla, solo all’indietro. I metri guadagnati sono l’inestimabile riduzione di quel passaggio all’indietro. Si avanza solo in linea, tutti insieme; si lotta sempre in mischia, mai da soli. Sulle maglie niente nomi, solo i numeri ordinati a partire da uno, senza eccentrici salti nella conta, per quanti guerrieri fanno la squadra. Mentre alcuni compagni sono ancora a terra, storditi dall’ultima pressa di muscoli, può capitare che la squadra raggiunga la meta (mai obiettivo ebbe nome più esplicito) facendo punto anche per te, ancora intento a rialzarti e forse tutto intero. È allora che un altro dei tuoi cercherà di infilare la palla in mezzo a un grattacielo d’aria fra due pali, con un calcio spaziale che vale altri due punti in aggiunta a quelli della sudata, insanguinata, apocalittica meta. A quel punto sì, ci sarà il tempo di togliersi il paradenti coi colori della nazionale e aprire il volto mastodontico, schiacciato e paonazzo a una linea curva che in altre occasioni chiamano sorriso, ma in questa soltanto è utopia che si realizza nell’unico corpo di quindici uomini.

Guardarsi

Oggi in libreria non avevano La cognizione di Gadda, dice che ormai come opera singola è fuori catalogo e nemmeno ordinabile, si può leggere solo se compri un volume che raccoglie altri scritti dell’ingegnere. In compenso, c’era un tizio con un pappagallo verde sul dito indice sospeso all’altezza del mento ma non tutti se ne accorgevano. Una tipa l’ha fatto notare al figlio che ha trattenuto l’uomo per chiedergli non so che, facendolo restare indietro rispetto alla donna con cui era entrato in negozio. Con lei e pochi altri che si sono accorti della cosa ci siamo persino guardati negli occhi. Incredibile.

Campo

Ieri ho visto in tv la scena di due che restano bloccati in campagna con l’auto in panne sul ciglio della strada. Così provano a chiamare soccorsi ma nessuno dei due cellulari prende e allora lui, agitando il telefono in mano, fa avanti e indietro sulla terra smossa dall’aratro lamentandosi, niente Sara, non c’è campo, non c’è campo, pur essendoci in mezzo coi piedi affondati. Mi è venuta la pelle d’oca.

Primizie

Passata ormai una settimana, sono finiti i nomi dei giorni da pronunciare per la prima volta senza il tuo respiro sulla terra. Stasera però ha iniziato a piovere, per la prima volta dal tuo respiro, così ho scoperto com’è fatta quest’altra pioggia, questa pioggia nuova, e te la racconto. So che ancora mi aspettano tante altre primizie, dal tuo respiro: il primo ventuno marzo, il primo bagno a mare, il primo compleanno e tanta altra vita nuova. So che forse il loro calore mi sembrerà sempre più raro, perché più rare saranno le prime volte, non più legate al ciclo delle stagioni, quando il mondo avrà ballato per tutta la sua pista intorno al sole. Per quanto rare, tuttavia, la promessa certa di una tua ultima primizia mi accompagnerà sempre, finché non sarà mantenuta la prima volta che la terra mancherà del mio respiro, dal tuo respiro sulla terra.

Nebula

Mi cade in mente il fulmine Ida e nel petto sento le accelerazioni di un amore che mi si effonde attorno come nebula di sale scoppia dal mare rotto sul cemento e fluttua al vento in controluce di lanterna dopo il crepuscolo, perché trabocchi e ti rifrangi e sbatti sul dovere che in questo momento ho di fare altro, per lavoro. Così, mentre lavoro – ma sarà anche mentre passeggio, faccio la spesa, rido con gli amici, canto una canzone – ti si vede tutta intorno a me, fulgore di misteri indomiti a qualsiasi lancia d’orologio.

Luce

È notte nel viale di S. Lucia, al sant’Orsola di Palermo. Per brevità di stoppino, la fiamma che a mezzogiorno non arrivava su, a ripararsi dal vento fra i vetrini della lanterna, adesso sarà spenta e la sua candela resterà così a lungo, nuova. Ma adagio, adagietto, il tappeto odoroso di colori che ricopre il marmo avrà acceso di certo la sua fittissima trama per fare ancor più bella la luna sui cipressi e raccontarle come sono andate, e cosa sono state, tutte le cose.