(Dis)intossicazione poetica

Giorni fa avevo deciso di frequentare questo Laboratorio di (dis)intossicazione poetica, ideato da persone che stimo. Oggi però, complice la pigrizia, credo che non andrò: nel mio caso, meglio partecipare a un torneo di ping-pong, mi sono detto senza ironia. Ciò non significa che lo sconsiglio agli amanti del genere. È che tutto il giorno io, nello specifico, lavoro in casa con le parole (per questo trovo paradossalmente invitante il titolo) e ho deciso che per me sarebbe meglio qualcosa di più dinamico e meno mentale; ho deciso che l’aria da cercare uscendo deve avere un ossigeno che di solito non respiro; l’ossigeno di uno spazio che non mi somiglia come può somigliarmi il cortile di casa o la strada che vedo dalla mia finestra. Un ossigeno, per dire, che non ruota intorno alle parole. Oggi mi pare di vedere un piccolo spiraglio, un margine minimo di successo in questa sfida: esisterà qualcosa fuori dal linguaggio? Si potrà mai uscire dal luogo in cui innegabilmente siamo rinchiusi tutti? Come partire lontano, come viaggiare davvero.

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