Metafisica involontaria

Oggi sono stato con un’amica a casa di Giorgio De Chirico, in piazza di Spagna. Tempo fa, abbiamo pensato di approfittare della città in cui viviamo per rintracciarne i tesori meno noti e riscattarci un po’ dal caos quotidiano e dalla dispersione relazionale che ci impone. Prima di Natale eravamo stati a casa di Pirandello, visita che alla fine ci è parsa in modo naturale come la prima tappa di un programma già scritto: visite nelle case museo degli artisti che vissero a Roma. Oggi toccava al pittore metafisico e, non potendo scegliere altri giorni, ci siamo accodati al turno con la guida in inglese. La ragazza italiana che ci ha introdotti nelle varie stanze illustrando le opere, la mobilia e le abitudini del maestro, scortandoci fin nello studio all’ultimo piano, traballava un po’ con la lingua. Quando ha deciso di descrivere una natura morta contenente An helmet, two cuirasses and a word – Un elmo, due corazze e una parola – mi sono distratto per seguire divertito la s di sword che fluttuava libera nella stanza e, forse, nella mia aria di sufficienza: sii superiore, non badare all’errore. A quel punto, una voce dall’inflessione greca ha detto, laconica: ma spada è una parola!

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