Il portiere

Dopo altissime elucubrazioni, ecco, forse ho capito che cos’è Carlo Conti: un portiere di palazzo. Non abita lì, non è fatto per abitare lì, ma in un certo senso quello è il suo posto ed è rimasto solo mentre tutti i condòmini – gente che aveva un carisma, un talento, un qualcosa da dire – sono via, tutti, per i motivi più strani – chi è morto, chi è in vacanza, chi si è trasferito ma ancora non ha affittato casa a nessuno, chi è andato a comprare le sigarette e non è più tornato – e in questo quadretto a un certo punto arriva un pubblico ufficiale, qualcuno che ha bisogno della firma esclusiva di un residente per certificare un documento, sì insomma, arriviamo noi e gli chiediamo: Carlo Conti, c’è nessuno qua dentro? e davanti al suo mezzo sorriso, all’occhio sinistro ridente e al destro guardingo, mentre scandisce con burocratico orgasmo nessuno, sa che non possiamo prendercela con lui, non possiamo cacciarlo via, pur chiedendoci ormai che cazzo ci sta a fare un portiere in un condominio vacante. Ecco.

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