Rosaria Costa

Io, Rosaria Costa, vedova dell’agente Vito Schifani… Vito mio, battezzata nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, a nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato – lo Stato… – chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso. Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro (e non), ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio… di cambiare… ma loro non cambiano… se avete il coraggio… di cambiare, di cambiare, loro non vogliono cambiare loro… loro non cambiano… di cambiare radicalmente i vostri progetti, i progetti mortali che avete. Tornate a essere cristiani. Per questo preghiamo nel nome del Signore che ha detto sulla croce: “Padre perdona loro perché loro non lo sanno quello che fanno”. Pertanto vi chiediamo per la nostra città di Palermo… Vi chiediamo per la città di Palermo, Signore, che avete reso città di sangue – troppo sangue – di operare anche voi per la pace, la giustizia, la speranza e l’amore per tutti. Non c’è amore, non ce n’è amore, non c’è un amore per niente. Non voglio vedere nessuno. Io non sono qua.

Preghiera dei fedeli di Rosaria Costa (22 anni e un figlio di 4 mesi) pronunciata il 25 maggio 1992 nella chiesa di San Domenico a Palermo, ai funerali di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta, fra cui suo marito.

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