Beato abbandono

L’abbandono beato delle ville di famiglia che quest’anno non faranno da scenario alle feste gaie dell’ultima notte di dicembre. L’abbandono languido oltre il cancello dove è profumo di zagara e macchie di arance nell’umida aiuola sul vialetto che porta in montagna. L’abbandono dello spiazzo in cima alla scalinata dove posa la luce di questo primo inverno al crepuscolo. L’abbandono muto che fa cassa toracica ai canti degli alati sugli oleandri e ai passi falsi dei gatti sulle foglie secche. L’abbandono gremito di memorie e giorni condivisi nella disattenzione alla vita che fa miracolose le ore dei bimbi presi a giocare. L’abbandono delle vasche piene e di quelle vuote nel giardino che conosce i segreti della pioggia caduta a piombo e mulini l’ultimo autunno. L’abbandono commovente che tira a visitare la linea continua di mare spiaggia strada tonnara salita cancello, sotto i balconi di ferro, bompressi ai teli bianchi di lenzuola giganti contro le luci intermittenti delle feste. L’abbandono e le feste. Soave connubio, incantesimo.

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