Immersione

In due giorni sono passati trent’anni. L’altro ieri è stata l’Epifania, oggi il battesimo con cui Yeshùa inaugura la sua vita pubblica. In mezzo, i suoi trent’anni di vita nascosta. L’impertinenza del tempo liturgico rispetto a quello laico è stupenda perché regola un immaginario autonomo e un tale sproposito di attività umane ovunque da assegnare alla cronologia devota dignità pari a quella del calendario secolare. Allo stesso modo io vivo, tra le sponde di un tempo romano e uno palermitano, e i pochi giorni concreti che precedono di ancor meno ore spirituali il passaggio da una riva all’altra sono come l’emersione di una vita nascosta che affiora sotto il cielo un istante per immergersi nella cronologia dell’altro tempo. È un istante raro ma preciso, come quando avvisti il dorso di un cetaceo che sfiora il pelo dell’acqua per passare da una colonna di mare all’altra. Un istante che in me può durare anche un paio di giorni, quello che precede una partenza e quello che segue l’arrivo nell’altra sabbia. È un sussulto. Come quello che nell’esaltato rifiuto di Giovanni a immergere suo cugino nel Giordano trasforma il mondo intero nel grembo magnifico di Elisabetta. L’immersione di Yeshùa nel nostro fiume chiude il tempo di Natale e apre al tempo ordinario. Ogni passaggio di tempo dura un istante lungo giorni, mesi o anni: spero che tutta questa vita non mi sia nascosta per sempre.

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