Eterno riposo

Forse hanno sbagliato la traduzione, o magari sono io che mi attacco troppo alle parole, ma c’è qualcosa che non torna in questa preghiera dell’eterno riposo. La religione stillata da uno a cui si torse l’utero per gli occhi chiusi dell’amico, tanto da entrare in grotta e svegliarlo, non può augurare alle anime proprio di tenerli chiusi in eterno. Se poi diciamo riposo perché è un concetto che implica un risveglio successivo, è solo scorretto definirlo eterno. Yeshùa non ha mai pronunciato o insegnato questa richiesta, non gli sarebbe venuto in mente. La luce perpetua serve forse a me, tenerla sulla memoria evanescente degli amori per cui dico la preghiera finché resto ancora qui a impiantarmi e cambiare forma per attecchire nella vita. È nel mio seme terrestre che spero riposino per sempre gli emigrati all’altra riva degli affetti. Anche perché è vero che la vita stanca, ma non serve certo l’eternità per riprendersi dalle sue fatiche: un periodo di riposo lungo anche il doppio degli anni passati sulla terra immagino basti a ricaricare le energie. Penso alla promessa fatta dall’inchiodato al ribelle accanto e dico: in paradiso non si dorme.

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