Trappist-1

Leggeranno in futuro le nostre fantasie sugli altri pianeti come oggi noi leggiamo gli spasimi di Leopardi sulla luna, dicendo che teneri a parlare di qualcosa che reputavano irraggiungibile o pura visione e colle che gli escludeva il guardo da tanta parte dell’ultimo orizzonte sulle galassie? Allora suoneranno altre favole su cosa? Su qualcosa al di là dei loro occhi puntati oltre i tre pianeti che ballano nel cielo di un loro simile di Trappist-1. Chi ricorderà loro che tutto, tutto ciò e pure oltre il limite di questo, nei più atri corridoi dello spazio, era già contenuto nelle luci a cui il gobbo appuntava gli occhi e che a lor sembrarono un punto ed erano già immense, in guisa che un punto a petto a loro eran terra e mare veracemente, negli ancor più senz’alcun fin remoti nodi quasi di stelle ch’a noi paion qual nebbia? Più avanti è sempre la poesia di ogni mai sperata luce della scienza, persino quella che dimostrerà ai nostri successori che noi qui non siamo mai esistiti.

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