Ti ho sognato

Sai, stanotte ti ho sognato. Cos’era, a scuola, dire o sentirsi dire una frase così? Sigillata da un sorriso poi, e due attimi di silenzio come gli occhi, due. Era un balsamo velenoso, paglia sul fuoco alle fantasticherie segrete del timido innamorato. Oppure era solo un fatto, nudo e crudo sì, ma pur sempre arrangiato su un basso continuo di colombi che tubano in primavera e tra i rami lasciano mille piste libere all’arrivo fulmineo di Eros. Poteva essere solo una frase ma illuminare un’intera giornata aprendo gli atri di un cuore pigro, o anche solo farti piacere se eri già felicemente impegnato. Da adulti, non capita spesso di dirlo o sentirlo dire, e questa mancata esternazione non riguarda solo un pensiero naturale per un’altra persona ma una patina più diffusa che annebbia il nostro rapporto con le cose e fa dubitare che crescere significhi disamorarsi del mondo, pestati da delusioni e mancati traguardi, o pretesi dai recinti a cui dobbiamo fare la ronda ogni giorno. Ti ho sognato imbarazza l’adulto dove accendeva il ragazzo, come se per dirlo ci volesse l’autorizzazione, la dichiarazione d’intenti, e siamo così pettinati da rischiare lo scandalo se diciamo di aver ospitato qualcun altro nella nostra più intima casa. Ma quanto è plausibile o auspicabile l’idea che in tutta una vita ci sia solo una dimensione da riservare agli atri del cuore – che pure sono già due – o alla curiosità della mente annullando ogni altro sapore all’interesse e richiamo alla sintonia? Eppure da grandi si finge (ammesso che non sia vero) morto quel sottofondo di colombi. Siamo brave persone, inquadrate e sempre consapevoli delle scelte fatte. Quello che sappiamo di noi però è uno stimolante o un tranquillante? Un’esistenza che viaggia sulla sola categoria dei tranquillanti non è più una vita innamorata. I sogni invece sono il termometro della nostra capacità ancora di innamorarci e cioè toccare davvero una realtà altra, a noi esterna. Fossimo più indecenti sui nostri sogni, daremmo anche più valore alle scelte confermate ogni giorno ad occhi aperti, e chi ci guarda non si chiederebbe se c’è davvero qualcuno dietro quegli occhi, perché saremmo ancora capaci di esercitare una presenza e dare prova ultima che il mondo, da svegli, lo si tocca ancora e dopotutto si è ancora vivi, per nulla sordi al basso continuo che tiene desta la vita. Sai, stanotte ti ho sognato.

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