La villa e i falò

Qui in villa non abbiamo colture, ma cipressi oleandri e fogliami caduti a terra d’altra parentela bruciano al vespro, imitando le stoppie arse nei falò sotto la luna aperta dei campi, dove è semplice favolare che qualcuno abbia mondato le cose secche e rimorte con la falce diafana a cui ora muovono odori antichi e per la finestra, a rompere ogni vena di fiume in corpo, se ripenso alla vastità usata da Cesare per immaginarsi felice, al cuore che lo ingannava sull’ipotesi di poterla raggiungere davvero, la luna brunita dai falò sul basso continuo degli animali pastori che abbaiano all’uomo contro ogni visione e gli dicono, Tu sei come una terra – Tu tremi nell’estate.

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