A Palermo

A Palermo quando il camposanto è pieno e non ci vanno più morti, li fanno arrivivere. A Palermo la morte di uno che ha squagliato la vita sui palchi delle borgate fa un calore impassibile perché bravo sì, ma pure finì all’Ucciardone per una coltellata al genero. A Palermo quando piove assai e i tombini non ne vogliono più, c’è Lucio che corre magari per non fare annegare la luna. A Palermo sanno che una vita piena è mostruosa, ma pure che la bellezza è contraria ai nascondimenti e a volte è inguardabile. A Palermo i derelitti si salvano cuntandosi a memoria i cunti chiù belli sempre di tutta la munnizza che può fare sto mondo. E i parole su ciumi, muntagne, ciuri; i parole su cielo, mare. A Palermo c’era ‘na vota Franco, ‘na vota Gigi, ‘na vota io e poi ci lasciarono allo scuro. A Palermo sono secoli che l’apocalisse allatta i sò figghi e a vucca parra tanto pi’ parrare. A Palermo nuddu si scanta di uragani assassini e malacarne coreani perché noatri avemo tutti i paracqua, pu sule e pi l’acqua. A Palermo le ombre antiche sentono i lamenti delle anime che luccicano in ogni piano, salendo scale di grotte e caverne. A Palermo chi ruba come sto facendo io ora gli dicono, almeno così il pane te lo buschi o sei solo cornuto e disonesto? A Palermo gli occhi grandi vedono il sangue amaro che diventa fuoco e i cani abbannìano carità, facìti a carità.

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