Soglia

Sono davanti a una soglia, col giorno ancora non del tutto spento. Domani la passerò e sapere ma insieme non sapere affatto cosa mi aspetta, penso sia una buona definizione della parola vita. No, anzi: del verbo vivere. La vigilia è stata un atto di cura e stupore: stampare le parole giuste per domani e decidere a chi darle; ricevere un altro regalo e chiamare l’acquirente per dire grazie, scrivendo a mano su carta un pensiero per gli altri donatori; andare al vivaio, tornare in villa e piantare un oleandro bianco, l’unico nella fila di aiuole che sulla scalinata ospitano suoi fratelli solo rossi – la mia mosca bianca, la nostra mosca bianca; camminare fino al mare e fare l’amore con l’acqua calma e trasparente al vespro sul golfo di Mondello; risalire a casa e sentire l’odore del pane. Domani spezzerò un altro pane passando questa soglia. Per adesso, il varco riposa sotto una mezza luna. Un tappeto di grilli musica il passaggio del gran carro che indica l’asse di rotazione planetaria, impaesando in una camera a sud ogni uomo sulla terra.

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