Titani

L’alba dei tempi nostri corrispose all’ultima fuga dei titani che al nord, bersagliati dalle comete, per non cadere nello sprofondo si aggrapparono alla Scandinavia, graffiando il fronte occidentale della penisola e aprendo così nel mare i fiordi che noi oggi visitiamo, attratti dall’idea di toccare la fine del mondo, il nostro limite del vivibile antistante la calotta polare. I titani non riuscirono a salvarsi e scivolarono sulle pareti curve del globo terrestre. Qualcosa del loro spirito, tuttavia, entrò nel patrimonio dei Sami, i nomadi lapponi che tuttora ignorano i confini tra Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia seguendo i pascoli per le loro renne o prestandosi come guide ai viaggiatori: l’eroismo inciso nelle rupi di Alta, dove si vedono i primi uomini armati di arco cacciare le alci e gli orsi sui fiumi a bordo di lunghe canoe, eredità titanica ravvisabile nella fattura delle attuali gallerie sottomarine che collegano certe isole delle Lofoten, da Svolvær ad Å; il carattere solitario e la decina di parole al massimo che due amici in sosta dopo un giorno di cammino si scambiano, colmando il silenzio rimanente col sincronico stupore per il verde chiaro che accende i boschi al primo raggio di sole e muta le prospettive; l’idea di fondo alla loro vita spartana, per cui nessuna sfida degli elementi alla sopravvivenza è impossibile da vincere – dal gelo artico dell’inverno offeso da lunghi mesi di buio costante, alle distanze infinite tra un villaggio e l’altro che le asperità del paesaggio isolano nel dominio assoluto della natura; la tenacia con cui racimolano le scorte nella stagione della pesca, inseguendo le balene sotto l’occhio delle aquile marine e lasciando essiccare i merluzzi alle finestre delle case geometriche o agli immensi stenditoi di legno che campeggiano sulle rocce e gli scogli davanti alle baie. Riservati ma attenti al rispetto di ogni etnia, genere e culto religioso; solitari ma non individualisti, e ancora poco allenati alla finta cortesia che si deve ai turisti vogliosi di lusso e comodità; fieri e autonomi, invincibili ma fragili se esposti a temperature più alte dei venticinque gradi; semplici e lineari, essenziali quasi fino alla noia, per chi non conosce come loro il verbo sciamanico della natura immensa; gli abitanti del nord vivono ancora il tempo umano e lento della minoranza, al passo antico dei titani.

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