Atti

La cosa bella è che alla buona notizia non seguono altre parole, altre notizie, ma solo atti. E chiamare un libro Atti è la cosa più incredibile che possa venire in mente, indica già un’uscita dal libro, la fine dello studio e l’inizio del gioco imprevedibile. Dalla parola all’azione. Fatta come? Con dolcezza e rispetto, dice Simone testadura nella sua prima lettera. Se la buona notizia è che siamo liberi, gli atti successivi saziano il bisogno di conoscersi, senza scandalo per la diversità altrui. Atti sublima una richiesta che ci viene da parte celeste: ribaltamento inedito della storia che in precedenza si era inventata l’empireo per chiedere al cielo favori e miracoli. Ormai è il cielo che ci chiede di amare con la grammatica degli atti. In amore vince chi fugge, dicono, e noi siamo tanto fuggiti da averlo fatto innamorare. Certo, un dio che fa la prima mossa e cerca l’uomo per primo perde fascino agli occhi di molti. Ma la vittoria dei fuggiaschi è gioia effimera, distratta. Meglio restare, meglio ricambiare. E dare un segno di presenza – nella notte disperata come i tuoi occhi di ieri mentre ti conoscevo, posso ancora stringerti contro il dolore che sbrana le viscere e il senso, lisa, irripetibile creatura.

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