Chiaro

Quando per la buca di un sasso, seguendo il ruscello che l’ha roso col suo corso, scendi dall’ultimo girone al chiaro mondo, la gravità si capovolge e trovi che la discesa era l’unica uscita possibile al cielo di un nuovo ringraziamento. Il fuoco prima battente le viscere della terra ora è lontano, fisso alla volta notturna, stella tra le mille a cui appuntare gli occhi umidi in compagnia di un amico. Un invito. Nel buio aperto della campagna il tempo si fa cura inespugnabile, benedizione di una terra ancora fertile. Il desco attira le volpi fuori dal mantello nero: non parlano ma girano pazze tra gli alberi per il calore del nostro cibo. Vogliono il pane dei nostri sorrisi, il vino dei racconti, il dolce dei silenzi. Dopo un sonno di lucciole sopra il cuscino è l’alba, la sveglia del fresco e il suono argentino delle greggi al ritorno. Più tardi verrà un altro amico – passa sempre, ma sta poco. E saranno altri doni, mani intrecciate, luce di nylon al pizzico della corda.

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