Il mio impero

Le mie viscere materne si torcono per il tuo male. L’utero che porto da uomo, per tutto ciò che in me è propenso alla vita, mi ha dettato una separazione: tu non sei il male che ti ha chiuso l’ingresso con una pietra. Una cosa sei tu, un’altra è lui. L’ho visto con occhi limpidi. Ora so di potermi infuocare contro il male che ti benda mentre il nostro distacco mi trapassa il cuore. La mia furia contro di lui sarà per te un sussurro di conchiglia, richiamo alla riva dei viventi. Perché tu e lui siete separati. Su questa divisione ho fondato il mio impero: tu di nuovo con me, stretti abbracciati; lui nell’irrecuperabile abisso che fischia ai piedi della Geenna.

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