Grande

Il rasoio del barbiere sulla nuca non dà più il brivido alla schiena, la pista cifrata della settimana enigmistica resta intatta nel disinteresse al miracolo della linea unica. Il cuscino ha l’odore di mio padre se accosto il braccio alla fronte prima di dormire, mentre il compleanno di un amico mi fa pensare alla prima volta che lo festeggiammo da lui e mi rivedo che potrei essere mio figlio. Ho già riletto illuminazioni scritte anni fa con l’intento preciso di “usarle” quando avrei dimenticato quella grazia. Così dico sono grande davvero, e non per ciò che lo fa dire agli altri se spegni le candeline, inizi la scuola o ti nasce un fratello. Ho passato giorni che scavano tracce definitive e altri ne verranno, quando la mia terra (spero) sarà già più molle. Ieri mi è pure venuta in mente l’espressione al di là del bene e del male e l’ho sentita mia: ho passato il recinto dove tutto sta insieme e che da ragazzo, per la sua fatica evidente ma ancora misteriosa, mi ispirava un rispetto enorme, ai limiti della compassione, e insieme una forte curiosità per i più grandi. La certezza di essere fragili e l’istinto di proteggere gli amati; scegliere, oltre la rassicurante distinzione tra bene e male; amare, oltre il dogma sordo della non contraddizione. Da grandi sta tutto insieme. Così ogni volta mi ritrovo pure bambino, nell’attesa di crescita su una cosa che ho voglia di fare, che sia un tuffo a mare o un progetto da avviare. Qualcosa per cui valga la pena, qualcosa di bello, grande.

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