Traboccare

Siamo fatti per traboccare. Tutto è più grande di noi – tutto ciò che conta, almeno. Quando non ci capacitiamo più di una letizia è bello iniziare a traboccare felicità; quando non possiamo più contenere un dolore è brutto traboccare assenza. In entrambi i casi è come risuonare e i corpi è come se li usassimo – o i corpi usassero noi – per ospitare la persistenza di un evento già dato, un gesto ormai compiuto, un suono emesso, un liquido versato. Si distende così in noi, tracimando, un presente che non scade, non finisce. Niente è lasciato alla decisione nostra: quale onda sonora far risuonare, se sarà una letizia o un dolore a farci traboccare. Sappiamo solo che tutto è più grande di noi. Va bene quando siamo piccoli e così, anzi, ci sentiamo pienamente parte del vivo mondo, senza alcun diaframma tra lui e noi, in regime di assoluta identificazione; fa male quando capiamo da grandi che non c’era alcuna promessa, un giorno, di poterlo contenere il mondo vivo, noi stessi. Non possiamo contenere interamente ciò che siamo perché è sempre più grande di noi – se conta veramente – possiamo solo esserne parte. Quello che siamo è più grande di noi, ecco. Rispetto a questo, non ci resta che una cosa: traboccare, risuonare.

3 pensieri su “Traboccare

  1. luciatriolo ha detto:

    quel che dici è vero, solo con una piccola aggiunta: noi stessi siamo più grandi di noi. C’è un resto, qualcosa che magari ci sfugge, che non sappiamo o non vediamo ma che va “oltre”. E non sappiamo nulla o quasi nemmeno di questo “oltre”. Insomma, qualcosa che non è a nostra misura. E forse è una fortuna.

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    1. mi piace che la definisci aggiunta anche se è proprio la conclusione a cui arriva la mia nota, dicendo “quello che siamo è più grande di noi”: la nostra eccedenza rispetto ai limiti in cui pure ci identifichiamo, e che non possiamo valicare, è un sospetto che ci accompagna per tutto il viaggio in questo al di qua. anche secondo me è bene non saperne più tanto sulla ripetizione di questa periodica “aggiunta” di noi che si raccoglie “oltre”: se ne sapessimo di più, il nostro strabismo di venere si allargherebbe fino a non farci più camminare sulla terra senza sbattere ovunque.

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