Tempesta di calore

Tempesta di calore. Non l’avevo mai sentito dire, ma rende l’idea. Pure di sera si respira un’aria immobile. Mio figlio cercherà consigli e direttive sulla vita a queste temperature. Chiamerà gente che per ultima avrà lasciato l’Africa e si farà dire tutto sulle camminate chilometriche col bidone da riempire. Inizieranno, lui e i suoi figli, a coprirsi ogni lembo di pelle quanto più caldo li sorprenderà, come ancora a noi oggi sembra controintuitivo. Solo in qualche breve tregua invernale potrà sperare di portarmi un fiore non secco, se la terra non si sarà già spaccata dove sarà il mio posto. Gli incendi estivi delle mafie negli ultimi residui verdi dell’isola non aggiungeranno gradi all’atmosfera già rovente, solo cenere che si mischierà alla sabbia sui vecchi tavoli di marmo variopinto in terrazza. Nessuno ricorderà più i 53 gradi in Spagna alla fine di questa primavera del 2022, né le immagini impressionanti che arrivano dai satelliti. In pochi capiranno ancora l’espressione “cuore di ghiaccio” che qualche anziano giornalista userà in tv per qualificare l’impassibilità del governo, muto davanti all’ennesima alluvione che avrà fatto crollare un ponte o il costone di una montagna, alla fine dell’unica grande stagione di fuoco intorno alla stella Sole.

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