Tramite

Voglio che in futuro leggendo la mia biografia, fino alla fine, un ragazzo cerchi la musica che avranno messo al mio funerale, la senta e se ne innamori pensando alla mia opera come a una sua esperienza. Voglio che in futuro preparando la valigia per andare in montagna, in cerca di residua frescura, una ragazza d’estate porti con sé un mio libro tra quelli che intenderà leggere nel suo alto isolamento. Voglio che in futuro al balcone affacciato di sera, nel fiato corto di tanti pensieri, mio figlio alzi gli occhi e mi senta sospeso a pochi centimetri dalla fronte nel conforto ossigeno dell’amore presente. Voglio che in futuro studiando la mia opera, tra pubblicazioni, lettere inedite e diari privati, un ricercatore ne viva la cifra sempre sfuggente davvero non sapendo come riassumerla in una sola definizione. Voglio che in futuro un altro o un’altra insomma – il che è già dire: futuro; altri – per me come tramite finiscano senza volerlo in un chiaro di bosco dove io non sono mai stato, così come io l’ho trovato per tramite di un altro e un’altra, dove essi non erano mai stati.

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