Margherita (a Firenze)

Mi sono svegliato nel suo cuore e ho consacrato la notte a una fata. Alla fata di un fiore ho consacrato la mia notte fresca di sogno interrotto – Margherita è il nome del fiore, solfeggio d’amore e sua negazione. Felici insieme noi, mi cadeva stanca nelle braccia e poi la curva di un dolore l’adagiava a terra coi petali in torpore. Le mani si chiudevano in cristalli; e le gambe sottili; e il sorriso generoso: lumino basso, sempre più caldo. Nella notte dantesca era infine l’arrivo salvifico di un padre, allora io nel cuore ho aperto gli occhi e così ho visto la fata. Certe volte era falena, certe volte libellula, certe volte era farfalla. Veloce filava nel buio alto dell’ora solare. Un abbraccio è qualcosa da rinnovare, ha detto. E non volevo sognare altro, né più dormire e scordare la mia storia col suo fiore. Come faccio a tornare da Margherita, ho chiesto alla mia fata. Ha detto, a Firenze c’è un palazzo vecchio, un ponte vecchio e una scala antica di tetti che dal portico delle Oblate va alla cupola del duomo, senza passare da basso e nel gran chiasso: bastano due ali di fata, poi un salto e dispàri nel rosa all’imbrunire. Le fate quando ti parlano credono sempre che tu abbia le ali come loro.

Annunci

Amedea

Il mio liuto è un’acqua profumata d’erba, profumata d’alga: l’acqua irriga e fa suonare tutti i fiori dei vasi. C’è il vaso del mare e il vaso del cielo. Nel vaso del cielo è la luna lucente, ombra che respira e parla della terra arata. Dice di una femmina antica la cui mano e il cui seno furono sangue. L’acqua del verso, versata dalla mia bocca, ricama una vasca color morte che versa sangue umano a terra – lo succhia e lo sputa. E nel viso è arsura, arsura nelle mie vene. Ricordo labbra baciate che poi svanirono, una luna che rodeva le ossa, e ora niente è rimasto che non sia finito in cielo.
Ma questa notte, per il vento erra la sabbia e l’occhio è un deserto a forma di carovana. La fanciulla gioca nella tana senza compagno e la mia anima canta: la schiuma è scalza di mare, la luna è seno e intelletto; la rena che s’alza nell’aria pare un velo – è femmina, è femmina: Amedea! Il suo corpo nudo versa profumi dalla punta delle cosce, dalla nuca del culo – gattina berbera – e dalla cruna fica. Fata, canta l’araba amata e la calce di luna è incantata: con me non devi temere nulla, né il lampo del giorno né la fine della luce. Ora il lume di luna è una testa d’oro volatile e nella notte stellata palpita un atto osceno, misto di sangue e interruzione del tempo.
Continua a leggere “Amedea”

Alla fine dei sette

Forse è la domenica sera il punto più lontano
che si possa raggiungere,
la fine di tutte le varianti possibili
stando al paroliere dei giorni
che domani riprendono col nome di lunedì.
Ed è stare insieme, ognuno
con le sue paure, stare insieme
senza risolvere niente
ma insieme fino al punto più lontano
– uniti da risultare pazzeschi
è questo che conta di più alla fine dei sette.

Sono e voglio essere

Sono e voglio essere un’eta: in greco, il pronunciamento di una e aperta e lunga, una congiunzione. Non dividere, ma unire. Fare da congiunzione. Nei limiti del possibile, certo. Devo rispettare i miei valori, il mio senso. Sarò quindi un’eta per quelli che intuiranno in me (e io in loro) una stessa provenienza e una meta comune; anche, se necessario, contro partiti, movimenti o fazioni che lotteranno per valori o idee in contrasto con le mie – fascisti o razzisti per esempio. Quindi non sarò del tutto un’eta, non certo un’eta universale, ecumenica sovrumana e cieca, no: sarò un’eta solo in parte. Sarò un po’ eta.

Viso

Ce l’avremo pure scritta tutti qualcosa sul viso. Qualcosa che ogni volta suggerisce alle persone di sorriderci o guardare oltre. La vita finora ha scritto sul mio viso un ringraziamento. L’unico modo per sdebitarmi e appagare la necessità, l’istinto umano di corrispondere al bene ricevuto è generare altra vita a mia volta. E calore da avvolgere e proteggere altri miracoli come miracolo sono stato io per chi mi ha generato. Forse, un giorno qualcuno avrà allora sul viso il suo personale ringraziamento alla vita e nella curva del sorriso una traccia del mio nome.