Saprai essere terra

Saprai essere terra, figlio mio? Saprai allargare, spaccare il caro e modesto vaso in cui abbiamo trasferito le radici dopo il saluto a Palermo? I nostri appoggi spingono ma non trovano luogo, trabocca a volte l’acqua, non viene assorbita e soffoca. Vivere stretti così non permette di crescere, la curva di coccio è dura ma, anche spaccandola, fuori deve esserci la terra. Come vorrei darti aria e racconto del grande campo da cui vengo, da cui vieni. Dobbiamo riavere terra. Se tu sarai terra, se crescerai qui insegnandoci la vastità, l’oltre fecondo di questa vita lontana dall’origine, noi torneremo a espanderci, di storia fusto braccia rami dita e foglie, per te che avrai il massimo nutrimento. E saremo viventi simili a nessun altro nel campo attorno, saremo noi l’origine conquistata a morsi di bufera, avremo un colore unico e nella corteccia i segni del buio prima che cielo e terra fossero divisi. Ma tu sei già la nostra terra, amore. Nessuno ci ha suggerito il nome degli elementi che la abitano e noi siamo chiamati a un battesimo incessante. Vorremmo solo conoscere la lingua da cui saremo parlati e qui non ci sono maestri a cui fare domande, da cui imparare – cioè ricordare – il mondo prima di questo mondo nuovo che è il tuo sorriso.

Esserci

Tutto è respirazione. Non solo l’amore nel suo moto avvolgente, o la sapienza orientale che ascolta la vitalità tra gli elementi più che cercare una verità in un solo punto, né solo la casa che appanna con la sua storia i vetri delle finestre se fuori si gela. Il respiro è infatti coordinata, sintomo e centro regolatore di ogni condizione di vita. La pandemia ancora in atto morde i polmoni come risposta della natura al soffocamento che l’uomo le impone da decenni. Molti mali spirituali che affliggono le persone si traducono in ansia che spezza il fiato. E manca subito l’aria – come allarme di pericolo – a chi inizia a fumare, mentre chi già fuma racconta soddisfatto le poche volte che, per mancanza di filtro o in alta quota o dopo una fatica, sente di nuovo “la botta”, come la prima volta. Sentire, ecco, tutto il sentire ruota attorno alla respirazione che – per conferme e negazioni – ci indica il nostro livello e la nostra capacità di esercitare la presenza. Fai un bel respiro, si dice a chi è in difficoltà generica o specifica, cioè torna a esserci; mi manca l’aria, si dice quando il corpo non sopporta più una condizione, cioè non riesco a esserci. Agire sul respiro stimola l’assottigliamento del diaframma che c’è tra la percezione e la conoscenza. Per cantare anche, si studia il respiro, che esso accompagni una buona performance o una preghiera viscerale. Tutto è respiro, dall’importanza che arrivi ossigeno al cervello, alla capacità di sentire il mondo intorno a noi. Il respiro sorveglia la nostra cura dell’esserci.