I salvati

Aspettano qualcuno che venga a salvarli. Contro ogni retorica del volontarismo, contro ogni invito a metterci del proprio, zero faber fortunae suae. Immobili aspettano. Senza tendere la mano a chi offre il braccio, né soffiare appelli a chi passa accanto. Aspettano fermi e di peso che li prendano. Come statue di sale, diverse da quelle finte che salutano al primo obolo per ridere ai turisti. Aspettano e basta, niente, fatti sale che non respira. A volte non aspettano più neanche d’essere presi senza invito, fatti oggetto di rimproveri e commozioni, di carezze; a volte si perdono e basta, mirando la culla fatta dal vento alle verdi cime degli alberi. I salvati, da loro stessi sono salvati: come pretendere che facciano loro il primo passo, magari il secondo, per convincersi a sciogliere il sale che li tiene sotto? Servono dieci cento mille passi, fatti prima tutti e solo da chi decide di pescarli, mentre loro stanno morti, posati, fedeli alla radice di loro stessi. E la pesca è una danza di cervici dure e sparizioni, preludio a cento ritorni che scavino luce utile a farli fidare, farli sognare senza tema di cadere. Tutti sono invidiosi dei salvati perché niente, dicono, gli è dovuto: questa feccia è rimasta ferma senza chiedere, collaborare, né volere. I salvati hanno voluto solo aspettare, persino più di quanto hanno voluto essere salvati. Ma è questo il loro merito più grande, inarrivabile, l’attesa ferma contro ogni canto di sirena. E il merito vale ai salvati lo stacco dalla pelle mondana tormentata di grigi, natura tradita, psiche aggirata, cuore ignorato, budella ritorte, fronte abbuiata, fiato gravato, schiena incurvata. Qualcuno, di carne fiato e presenza, li ha salvati.

Annunci

Il sarto

Domani è il 21 dicembre e il sarto della luce finirà il lavoro, più corto di così l’orlo non potrà essere. Le caviglie nude dei giorni si riavranno dal gelo insieme a una luce sempre più lunga che all’inizio non sarà facile notare. Ma lentamente, sotto il manto invernale coverà il natale delle rondini che con le ali aguzze, alte sui prati, vedremo bucare i cieli per farci passare ancora più luce. E luce così in abbondanza da scardinare anche il giro delle lance sui polsi e spostare il tempo avanti di un’ora. Ora, questo ricamo paziente della natura comincia tra soli due giorni. Prendere le misure di tanto creato è difficile però, perché da ieri e prima ancora la freccia di sangue sulla pietra non si asciuga, continua a colare strappando gli occhi da ogni altra cosa illuminata. E impossibile sembra, rifarsi a un metro unanime di giustizia, di pace e d’amore. Per questo il sarto mi ha chiesto di ricordarvi che lui si accontenta di poco, non servono metri a ordire la sua trama. L’imbastitura di luce avanza per centimetri, dice, anche solo millimetri sul tessuto dei giorni, bastano solo gli scampoli serali. La vita è di luce, un abito rappezzato.

Domani rassetto

Volevo solo le mie poesie pubblicate e invece non sono passato all’ennesima selezione, l’ho saputo per caso, non per voce diretta. Ora vedrò a chi mandarle per avere di nuovo il tempo di una risposta da abitare, credo sia un buon modo per allentare i nodi alla gola. Il fatto è che trovo giusto non essere stato ancora raccolto perché in fondo voglio solo la rilegatura e poi starmene a casa, senza maratone promozionali, tavole rotonde, quadrate, triangolari inculate alle nove di sera davanti a sette sbadigli; niente convegni per spiegare le mie colonne, mostrarmi consapevole e parlare della tradizione e di cosa voglio fare. Solo una cosa mi manca: i motivi dei rifiuti, non te li dicono mai. Perché loro non mi conoscono ma è come indovinassero tutti il mio segreto: che io voglio solo cambiare casa, abitare un’insegna per dare un nome alle attese che mi ospitano ancora e oggi sono un vero casino. Domani rassetto.

Fiducia

Qualcuno mi sta cercando, che ancora non mi ha trovato. E cerca proprio me, l’impasto unico della mia storia, non la bianca cera che si crede di dover apporre sul volto per compiacere le attese dei principi. Non mi ha ancora trovato, ma io ho passi conformi a un incontro e in giorni come questo sono certo che morirò solo dopo averlo consumato. Sceso dal bastione, ho visto un lumino farsi sempre più grande e cancellare la notte.

Caro scrittore

Bene, hai mandato un testo e aspetti una risposta ma, invece di star lì a pensare sempre quando avrò notizie, convertiti e pensa ormai l’ho mandato per sempre, come nel flusso autonomo che ti passa davanti alla finestra e conta solo questo, che sei uscito dalla stanza: la risposta è un incidente e può dipendere da molte cose, come dall’inclinazione della pioggia in un tornante.