Senza niente dire

C’erano formiche a casa loro grosse così, tra le panche di cemento davanti al mare e invase di persone che al vespro, una volta a settimana, cercano di mangiare parola che le liberi dalla mortificazione religiosa e da altri legacci. In mezzo ai loro gomiti ho pensato a te – oggi ti ho dato il mio suono per la nostra comunione a distanza, da qui all’imminente poi che ti prenderà molta energia – ma non è il mio pensiero che conta, perché ecco, la verità: qualcosa dentro ha trovato le parole per chiedere il giusto, quanto serve per accompagnarti di nuovo fino al sole in ogni caso, e al nostro prossimo sorriso. Parole che non ho sentito io nemmeno, ma si mescolano alla linfa che mi permette di camminare, di alzare la testa alla roccia brunita del Pellegrino, chiedere a un passante che guerra sta combattendo, entrare in casa e dare un bacio a mia moglie. Senza dire niente ad anima, di quello che mi si è chiesto dentro. Per te, fiore di campo.