Nessuno critica i poeti

La critica letteraria che si occupa di poesia non usa mai mezzi termini, consapevole di misurarsi nell’ingrato e asperrimo compito della costruzione valoriale in un ambito che, tolta la plausibile scientificità di una storia delle forme, in cui certo descrittivismo può anche sfiorare il grado stesso di poesia, manca però di sufficienti appigli che le garantiscano una presa effettiva e autorevole nell’anarchico gusto del lettore di poesia. Così intimo è il rapporto fra lettore e poeta che nessuna critica potrà mai avere l’ultima parola nel determinarne idiosincrasie o predilezioni. A questo limite collego la sottile frustrazione che avverto nella ridanciana sufficienza e nei compiaciuti sfottò categorici sul poeta di turno (magari osannato da altri) da parte di intellettuali o studiosi che pure stimo. Esempio: “Il doodle oggi dedicato ad Alda Merini mi pare ragione sufficiente per abolire la giornata mondiale della poesia”. Perfetto, mi dico, ormai so andare oltre. Perché è evidente che non sia lei la vera destinataria di questo tipo di commenti (non fece davvero male a nessuno in termini poetici quella cara vecchietta), ma tutto il parterre di chi a un certo punto – per sentiti motivi letterari o prosaiche opportunità editoriali – ebbe interesse a creare valore intorno a lei. Nessuno può avercela con Alda, nessuno ce l’ha con me, è una battaglia consumata lontano da qui, lontano dalla poesia.