Cuore d’albero secolare

Ho tra le mani da due giorni un libro di 135 anni fa. L’ho aperto solo oggi, dopo averlo fatto ambientare nello studio, alle variazioni della luce del giorno sulla scrivania. L’ho salvato dalla libreria della mia bisnonna prima che arrivassero estranei a dismettere la casa della nostra grande storia. Sul dorso della prima pagina di rispetto c’è la dedica: A Lucia Carrozza la sua maestra offre per incoraggiarla a studiare. Sotto, la firma: La Bua Rosina in Natale; più giù, stavolta a destra, di sbieco, la data: 13/12/94. Era la coda dell’Ottocento. Mi sento davanti a un albero, unico elemento fisso di un paesaggio cambiato nei secoli, da bosco a campagna, poi periferia, poi centro città. E l’albero, la sua anima sono ancora lì. Mi fa impressione poter ricavare dalle poche parole scritte in grafia sottile, e certo con la stilo, un racconto senza ombra di dubbio fedele a una realtà dei fatti così lontana, quando io non ero nella mente di mia madre, che non era nella mente di mia nonna, che non era nella mente di mia bisnonna. Nel racconto c’è la condizione eletta, all’epoca, di una bambina che riceve un’istruzione; c’è il timbro di quella pedagogia, fatta di carezze che velano evidenti prigionie; c’è il giorno preciso della settimana in cui Lucia riceve il suo regalo, un giovedì, per l’onomastico; c’è la motivazione del regalo che allude a una pigrizia nell’apprendimento; c’è la formalità dietro il gesto affettuoso di un adulto che nella firma mette prima il cognome e poi il nome. Ovviamente, c’è anche il titolo del libro, perfetto per invogliare alla lettura.

C’era una volta una bambina di buona famiglia, ricca da generazioni. Si chiamava Lucia. La scuola era cominciata da appena due mesi, ma Lucia sembrava ancora presa da altri pensieri. Un giovedì, ebbe un regalo dalla maestra. Un libro per il suo onomastico. Lucia sapeva leggere, certo, non era più all’inizio della carriera scolastica, eppure non le andava tanto di rinunciare ai giochi coi cugini e i figli dei servi, e il mondo di fuori, o anche solo il labirinto invitante del loro palazzo davanti al mare, erano troppo belli per chiudersi in un libro. Ringraziò la maestra, fece un inchino e tornò a prepararsi per la messa nella cappella di famiglia. Almeno quel giorno, le lezioni erano rimandate. Che gioia, poi, festeggiare l’onomastico mangiando arancine come da tradizione legata alla santa del 13 dicembre. Entrando di corsa in camera, il libro le cadde di mano e atterrò aprendosi sul frontespizio. Lucia si chinò a raccoglierlo e finalmente gli diede un’occhiata. Era uscito otto anni prima, 1886. Però, aveva un bel titolo! Cuore. Il sottotitolo sembrava parlare proprio a lei: Libro per i ragazzi. Meritava una possibilità. Così la bimba saltò la raccomandazione dell’autore e iniziò a leggere. Oggi primo giorno di scuola. Passarono come un sogno quei tre mesi di vacanza in campagna! Anche il protagonista andava in estate lontano dalla città, come lei. – Vediamo un po’, dai. Magari mi piace anche il resto.