Il segreto di dicembre

Non c’è affatto vento ma, come si deve, il freddo e tremano le foglie in balcone. Giuro, il basilico trema e non c’è vento: nemmeno lui sa come è durato finora. Fragile e verde, generosissimo. Ma è ancora qua. E oggi ha vinto anche il cielo, riuscendo a non cadere malgrado le nuvole fitte di mezza mattina. Sugli ultimi lumi del rosso, pare che adesso tremino i cornicioni addirittura. Commossi per quello che dura sempre meno e manco è detto che torni domani: la luce e l’asciutto nelle spine del gelo che pure abbiamo tanto aspettato. L’arrivo delle spine è stato accolto dal resto che c’era prima e non è sparito ma ha fatto loro spazio senza sciogliersi in pioggia né spegnersi in uggia. Così le belle e fredde giornate corte a dicembre sembrano dire questo segreto: è possibile avere tutto e pure insieme.

Pellegrini

E se c’è una pellegrina sulla terra non è la chiesa coi suoi attici, dicembre che mi arrivi inaspettato, ma è Carlo a cui ho dato il mio giubbotto vecchio contro il freddo e poi mi ha detto vuoi un caffè, portandomi al bar non più vicino per camminarci dentro agli occhi, dove lui ha preso solo acqua – dico, vuoi una bottiglia grande – no, risponde, mezza minerale e la sorbisce dal bicchiere come un aperitivo dei migliori, che la tipa ha dato il resto a me ma io le ho detto no, guarda, ha pagato lui, il barbone con cui sono entrato poco fa. E se c’è una pellegrina sulla terra non è la chiesa coi suoi attici, ma è il nome della persona che ogni giorno sta a cuccia davanti al parco dei motorini, ha cinquantadue anni di occhi azzurri come un paradiso e dice, da quando mi sono perso me ne sto qui perché è un bel posto che se hai quella sensibilità ti può anche venire un’emorragia sentimentale e si sta bene, dice lui che sorride, a me: si sta bene.