Allungamenti

Oggi ho assistito a un incontro. Un grande padre e una figlia adulta: rispettavano il metro, occhi d’amore ammaccato, luminoso, si rivedevano dopo una decina di giorni, senza toccarsi né abbracciarsi. Non avevo mai visto sorrisi tanto lunghi tra due persone, sorrisi lunghissimi, avvolgenti. Ho benedetto la mia presenza lì davanti. Fuori, nel grande fuori incontrollabile, succede il mondo ma dentro – nel cosmo dell’intimità – stiamo crescendo, ho pensato, ci stiamo allungando. Dalle ringhiere si allungano gli sguardi e dalle distanze minime i sorrisi; le voci si allungano dal secondo piano al marciapiede se per necessità passa un amico e ci ruba un saluto; l’udito si stiracchia sul silenzio della città, dalla finestra aperta sulla fontana in villetta alla campana della chiesa nella piazza lontana. Sarà incredibile e potente. Sarà esplosivo. Sarà immenso vedersi con la nuova vita sulla pelle, di nuovo nella stessa stanza o all’aperto. Faremo così luce che dalle nostre posizioni nella camera o nella piazza chiunque potrà segnarci col dito seguendo le tracce dei nostri allungamenti, uno a uno, come di notte si indicano le costellazioni, stella a stella formando sagome di animali fantastici e ossature di grandi carri. Chissà quali figure nuove comporremo nello spazio. Di certo qualcuno farà innamorare qualcuno, disegnando nell’aria la nostra vicinanza, la nostra danza coordinata nella volta a giro sulla terra.

Anemone

La città d’origine è un richiamo insistente alla continuità delle cose. La città di adozione è un perenne invito all’inizio delle cose. Necessarie entrambe le spinte, la prima può schiacciarti sulle proiezioni altrui se non segni bene i tuoi confini; la seconda può alienarti in frammenti senza storia se non espianti la tua radice per intero. Tra l’eccessiva pressione e il rischio di rarefazione ci sono le onde del mare. La rotta dal Pellegrino al Vesuvio mi regala sempre il necessario, in base alla direzione: navigo a Sud per la densità che mi fa toccare le radici dell’albero; navigo a Nord per la leggerezza che mi fa respirare le foglie dei rami più alti. Questo saliscendi mi garantisce il giusto movimento e la relativa certezza di essere ancora vitale e vivo, presente alle cose importanti: gli inizi e le continuazioni. È faticoso, ma così non ho ancora ceduto al sonno dell’isola e riesco a dare un sapore tutto mio all’anonimato della capitale. Per questo andirivieni, più che avere una direzione precisa o predominante, come si vorrebbe nella retorica adulta delle idee chiare, la mia vita somiglia allo scavo di un solco che ha gli effetti di un’educazione alla veglia. Forse, un giorno, il tentativo di trovare nello stesso luogo anche il dono della geografia mancante non sembrerà più un azzardo. Saprei disegnare i miei confini a Sud o, viceversa, inventarmi una storia profonda a Nord? Stanotte confido nella risposta di un altro, un fiore che nasca dalla mia veglia ostinata, anemone del mare scavato che brilla in attesa.

Invaso

Da un’altra parte, che conosco, lontano da qui organizzano una festa importante per stasera e nelle case degli intimi si cucina in abbondanza già da due giorni. Da un’altra parte, che conosco, lontano da qui marito e moglie sono appena arrivati in aereo per una fiera a lei cara, aperta fino a domenica. Da un’altra parte, che conosco, lontano da qui una persona fragile e bella si chiede quando uscirà dal lavoro per raggiungere il cugino tornato ieri in città. Da un’altra parte, che conosco, lontano da qui un uomo ripensa felice alla raccolta di olive fatta qualche giorno fa, il ritorno tanto voluto alla natura lo ripaga di alcune scelte difficili. Da un’altra parte, che conosco, lontano da qui una donna rinata mille volte consuma il riposo pomeridiano nella sua casa buia prima di rimettersi a scrivere poesie. Ma io ti ho appena vista con la coda dell’occhio, passavi nella stanza che si apre alla mia e fa riva alla luce invasata in casa nostra dal sole delle cinque: le fate animano i toni pastello di tutti i ripiani e le pareti. Si vedono ora, in controluce, le ragnatele del bene che conosciamo e non toglieremo mai più.

Dimostrami

La vita è misteriosa come il colore di tutte le cose, che non si dà mai per assoluto ma asseconda gli umori della luce. La vita asseconda gli umori della luce e tu dimostrami che anche di notte il cielo non è azzurro, che anche di giorno il mare non è nero, che anche nella penultima ora di questo mercoledì io non sono appena arrivato a casa abbracciandoti forte.

Una storia comune

Mio padre è il mio inizio. Mio padre è nato nel mese per tutti iniziale, oggi. Anche la data ribadisce la valenza doppia dell’inizio che è mio padre, per me e per tutti, usando nella cifra per due volte il numero uno. Come dire, a scanso di equivoci. Mio padre ha una storia comune, condivisa dalla sua generazione, canta la canzone più commovente di De Gregori e De André. L’improvviso iniziale del contrabbasso mi situa alla finestra di un palazzone alla periferia di Palermo, largo Strasburgo, decimo piano. Mio padre il sabato mi porta al cinema – costa ottomila lire (forse per me solo quattromila), tra gli altri film vediamo il primo Batman di Tim Burton. Mio padre va spesso in trasferta per il suo lavoro importante che non capisco e quando torna ha sempre un giocattolo da darmi: una macchinina, un robot mostruoso, un aquilone. La vita è semplice, è sempre sabato, io ho otto anni e sono una nave pirata; l’aria profuma di cortile, scambi di figurine e partite a pallone davanti ai garage, mentre papà è su a casa a riposare ma io sento lo stesso il suo sguardo su di me. Ed è per questo che la vita è semplice. Da qualche tempo, ormai consumati più decenni da quella casa e da quel mondo, sento su di me anche il suo odore. Anzi, sono proprio io. La mattina, nel letto della mia città lontana, lo riconosco: viene da me. Adesso, in qualche modo ho il suo profumo, la vita è ancora semplice e anch’io posso vantare una storia comune.

Nella vastità

Le nostre vite procedono qui alla costante velocità del tempo, tra mare piatto, lente salite e cadute di schianto per i muri alti delle onde. È già successo di chiederci, con lo sguardo cambiato, hai più saputo niente di cosa sono diventato ogni volta che ho preso altre decisioni? Ma nella vastità oceanica che ogni giorno misura la nostra distanza di abissi sempre più umani, e ci fa sentire perduti in creature ben diverse l’una dall’altra, io so che la mia stella e la tua sono rimaste vicine: nate dallo stesso fuoco, la notte brillano ancora accanto sulle acque generose del pianeta, e così pure faranno quando saremo polvere che fruga le radici degli alberi. Un mistero senza nome ci ha fatto compagni nella luce che fulmina i corridoi dell’universo.