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Questo dito che indica la luna non mi convince fino in fondo. La sta indicando perché l’ha indicata un suo collega prima di lui. E poi, perché la indica dopo tutti questi anni che l’hanno scoperta? Finché non gli conveniva non l’ha fatto; anzi, per cinque anni ha scavato per lei gli stessi crateri che ora denuncia. Perché ora gli serve, certo, ma così è troppo facile. Lo fa per puro esibizionismo e per farsi allungare le falangi di qualche millimetro. Molte altre dita sì che l’hanno indicata davvero, curando bene le unghie e piegando le nocche nel modo, nell’ordine e al momento giusto, subito: quei casi sono da rispettare, anzi da prendere a esempio, ma questo, dai. La luna, dici? Che c’entra, quella ci sta solo precipitando addosso. Cadrà in Asia, farà tremare d’argento vivo le montagne.

Mannari

Siamo nello scuro dei lupi, inermi tra i loro denti, a ogni passo dilaniati da zanne microfoniche leste a fissare drammi, fameliche di morti violente. Siamo negli schermi atri: inghiottiti dal branco, ci dicono tuo figlio ha confessato ora, ci mostrano il padre disperato e l’altro pazzo che irrompe – morto di figlia – a chiedere massacro. E vendetta. Cosa vi abbiamo fatto, orridi mannari, per meritarci la vostra notte senza fine? Fino a quando ci morderete pezzo a pezzo? Fino a quando vomiterete urla infernali di genitori? Fino a quando ci dissanguerete di oscenità chiamando per nome vittime e assassini? Pietà, vi imploro. Morirò cercando di scappare dalla radura con un vostro figlio sotto braccio, un cucciolo da allevare con tanto amore da farmi crescere le zanne. Per tornare da voi. Ingannarvi tutti, farvi sbranare a vicenda e, ai rantoli, chiedervi cosa provate, mannari. Nessuna luna vi ha mai illuminato. Nessuna madre vi ha dato al mondo, ma le tenebre soltanto. Nessuna carezza vi darà mai un uomo.

Maniàci, concorrenza sleale

Non lo abbiamo pestato noi, non lo abbiamo strozzato noi, non gli abbiamo bruciato la macchina noi, non gli abbiamo impiccato i cani noi. Ora lo possiamo dire: Pino Maniàci ha fatto tutto da solo, ci ha rubato il mestiere. Da tempo sapevamo che voleva entrare nelle estorsioni, ma senza padrini; voleva mettersi subito in proprio, il pezzo di merda, senza passare dal banco. Dopo tutte quelle montature però, gli anni passati a incularsi da solo, non aveva ancora mai provato a riscuotere. Appena ha alzato il telefono con la persona sbagliata invece abbiamo saputo che puntava alle reputazioni politiche. Niente attività commerciali, lo stronzo ha capito come gira il mercato. Avvertire la procura di Palermo è stato un attimo: fatelo smettere, è concorrenza sleale. Ma non vogliamo detto grazie. Siamo vostri amici, noi.