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Questo dito che indica la luna non mi convince fino in fondo. La sta indicando perché l’ha indicata un suo collega prima di lui. E poi, perché la indica dopo tutti questi anni che l’hanno scoperta? Finché non gli conveniva non l’ha fatto; anzi, per cinque anni ha scavato per lei gli stessi crateri che ora denuncia. Perché ora gli serve, certo, ma così è troppo facile. Lo fa per puro esibizionismo e per farsi allungare le falangi di qualche millimetro. Molte altre dita sì che l’hanno indicata davvero, curando bene le unghie e piegando le nocche nel modo, nell’ordine e al momento giusto, subito: quei casi sono da rispettare, anzi da prendere a esempio, ma questo, dai. La luna, dici? Che c’entra, quella ci sta solo precipitando addosso. Cadrà in Asia, farà tremare d’argento vivo le montagne.

Vocazione

Ieri mi è squillato il cellulare con un numero estero sconosciuto. Penso, ci risiamo coi tafani dei call-center, ma rispondo uguale: una volta su dieci è giusto anche far lavorare questi criceti innocenti. La cosa simpatica è che non cercavano me; ero già pronto a dire no, non mi interessa, e invece mi sono goduto l’equivoco, li ho lasciati parlare e ho capito il motivo della chiamata. In inglese vichingo hanno chiesto di un certo signor Zimmerman. Gli ho detto che avevano sbagliato, che però qualcosina la scrivo anch’io e su, via, la prego, mi dia un indirizzo a cui mandare un paio di testi, posso fare uno stage in sede, chissà, da cosa nasce cosa e vabbè, dai, sono certo che all’accademia servono bidelli, no no, aspetti, senta! Click, chiamata terminata. Un attimo dopo ho pensato: coglione, non gli hai detto che suoni. Credo che mi iscriverò a un corso per fare call-center. E diventare un tafano migliore.