Oggi ho salvato la poesia

Ieri è entrato in casa La sottrazione di Marilena Renda (Transeuropa, 2015), avevo letto delle recensioni e qualche estratto che mi era piaciuto. Comprare un libro di poesia è un gioioso atto istintivo e appagante di fiducia in un’altra singolarità maggiore rispetto all’acquisto di un romanzo, presume un rapporto più diretto, senza filtri editoriali sul contenuto. Ho goduto quel sentimento lasciandolo dormire una notte sotto la copertina. Stamattina l’ho aperto e – giuro – ci ho provato, ma credo che non lo leggerò mai tutto: l’impaginazione mortifica l’opera e il lettore. Non solo per la gabbia del testo che varia con le pagine, arrivando a sfiorare il bordo fisico della 27 con parole schiacciatissime e quasi illeggibili, ma è soprattutto per l’interlinea gigante da tesi di laurea che lascia orfano ogni rigo e disperde l’occhio e la fantasia prima che arrivino al capo successivo. Questo scempio non può essere volontà dell’autrice. La (sua) poesia, ancora adesso, sta lì dentro, ma se io apro il libro viene distrutta. Io oggi mi sento di averla salvata.