Traboccare

Siamo fatti per traboccare. Tutto è più grande di noi – tutto ciò che conta, almeno. Quando non ci capacitiamo più di una letizia è bello iniziare a traboccare felicità; quando non possiamo più contenere un dolore è brutto traboccare assenza. In entrambi i casi è come risuonare e i corpi è come se li usassimo – o i corpi usassero noi – per ospitare la persistenza di un evento già dato, un gesto ormai compiuto, un suono emesso, un liquido versato. Si distende così in noi, tracimando, un presente che non scade, non finisce. Niente è lasciato alla decisione nostra: quale onda sonora far risuonare, se sarà una letizia o un dolore a farci traboccare. Sappiamo solo che tutto è più grande di noi. Va bene quando siamo piccoli e così, anzi, ci sentiamo pienamente parte del vivo mondo, senza alcun diaframma tra lui e noi, in regime di assoluta identificazione; fa male quando capiamo da grandi che non c’era alcuna promessa, un giorno, di poterlo contenere il mondo vivo, noi stessi. Non possiamo contenere interamente ciò che siamo perché è sempre più grande di noi – se conta veramente – possiamo solo esserne parte. Quello che siamo è più grande di noi, ecco. Rispetto a questo, non ci resta che una cosa: traboccare, risuonare.

Vi renderemo la vita difficile


Vi renderemo la vita difficile
disse il sottosegretario
alla Salute, non parlando
fantastico a virus e batteri
ma a oltre sette milioni
di contribuenti incensurati,

frase che non stranì affatto
il resto degli italiani, ora
pronti a definire “misure
di sanità pubblica” i vari
deterrenti statali agiti
su motivazione scientifica –

la scienza vuole infatti
che alcune persone, benché
sane in un dato momento
e pur con mascherina
e igienizzate e distanziate
e, volendo, tamponate

non comprino il pigiama
la domenica, non viaggino
non lavorino, non abbiano
più lo stipendio – nessuna
persecuzione dicono, poi
i giuristi confermano: certi

divieti saranno assurdi
ma le norme sono generali
e astratte per definizione
non si possono ideare
a partire da casi limite
hard cases make bad law

bisogna portare pazienza
per il bene generale,
concludono col distacco
dei palloni aerostatici
dalla terra e dal mare
come fosse possibile solo

questa via, questa verità
questa vita che, sì, certo
preferivamo l’obbligo per
tutti ma ci contentiamo
di questa caccia scientifica
alle streghe senza data

di scadenza – sei strega tu?
no, e allora! finché non
si arriva al cento per cento
non gli diamo il pallone,
giochiamo solo noi, i migliori
tra non votati e indiscussi.