Dimostrami

La vita è misteriosa come il colore di tutte le cose, che non si dà mai per assoluto ma asseconda gli umori della luce. La vita asseconda gli umori della luce e tu dimostrami che anche di notte il cielo non è azzurro, che anche di giorno il mare non è nero, che anche nella penultima ora di questo mercoledì io non sono appena arrivato a casa abbracciandoti forte.

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Oblio

L’oblio si ringrazia col silenzio, perché è l’unico modo di prolungarne il languore. Stando zitti si allunga il piacere del nero che scortica la pelle e ci toglie dalla mente di tutti. Dalla mente nostra persino, che vorrebbe farci alzare la testa, comporre un numero di telefono o cercare spiccioli per il bar. Il piacere della sparizione non ammette contorni. L’assenza di suono che vige nel dimenticatoio rende assurda la stessa vista degli oggetti: le forme e i colori non emettono suono, gli occhi non hanno conferme e alla lunga si tollerano come malformazioni aggettanti dall’orbita che invece deve essere libera, cava di globi superflui, pulita. La pelle addirittura sparisce, il nero finisce di scorticarla da tutte le menti del mondo. Non cadere mai nell’oblio, prima che venga il sole è il testo raffermo di una delle mie prime canzoni. Ne vivo il ricordo, la sua nascita in una mansarda davanti al mare, e vengo pescato da me stesso per l’ennesima volta. Così la tenerezza batte il silenzio e lùce nel nero. Mille volte da ragazzo giocando ho avuto la certezza che in futuro avrei avuto bisogno di me e in giornate come questa avrei ringraziato tutto quel fuoco.

La scoperta

Alle ultime ore del giorno, ricevuto un messaggio da un amico, ho scoperto la velocità del mio bene: 900 km luce. A tanto viaggia, quando è mosso alla riva che nelle viscere mi apre gigli da sempre. Un attimo dopo ho avuto anche la certezza che la velocità del mio bene è variabile: dovesse raggiungere un cuore più lontano, di transito in Islanda o radicato in Patagonia, aumenterebbe dei chilometri luce utili ad arrivare fin lì in atto di folgore. La corsa del mio bene, inoltre, non dà il fischio del vento né il tuono degli aerei supersonici, ma fa la musica lentissima che oscilla tra le stelle e trema sulle pianure del tempo. È la cosa più strana del mondo, del tutto controintuitiva: il suo passaggio è fulmineo ma produce un suono che rifrange in eterno. Arriva a destino in petto agli amori come il mare, aprendo faglie di sale sui cementi spaccati dai flutti, ma poi resta nell’aria a galla colmando la quinta dimensione. I giri delle sue note vengono presi da attrazioni sempre maggiori verso il centro, dove una porta si apre al mio ritrovamento futuro da parte di figli nipoti e discendenti a seguire innumeri come galassie.

Fiamme

Qual è la vita senza incendio? Chi non sa la paura delle certezze crollate, la violenza privata dello stare al mondo? Ieri le fiamme hanno divorato il bosco di querce che dal milleduecento reggeva il tetto a Nostra Signora di Parigi. Le illuminazioni rosseggiano imprimendosi in fila nella memoria: l’altro ieri era l’orlo infuocato del buco nero, ieri la guglia ardente del monumento. La vita però non è un museo dal clima a tenuta stagna. Siamo fatti di temporali e schiarite, i primi senza riparo, le seconde pronte all’amo. Il sole-pesce guizza nel celeste, ma è vero: al vento molte lenze non superano gli aquiloni. Finché una mattina, il tiro alla schiarita, ormai fatto anche solo per gioco, andrà oltre la carta e allora mi vedrai tornare a casa con la stella. Sarà un giorno come gli altri. Le fiamme di ieri non saranno più maledette, fonderanno anzi la nostra storia dando forma smagliante alla buona reinvenzione di noi. Negli occhi avremo un furore, misto di ottusa fiducia e gioco fine a se stesso, compagnia mai respinta del tutto e desiderio di vivere insieme le bufere, penetrare la paura scarnificante e la solitudine fino al loro fondo bucato. Al bacio della stagione per il feroce rinnovo della vita, unico possibile epilogo in natura, e in Nostra Natura di Uomini.

Nuova alba

La Terra è un globo oculare sgranato sull’universo. Una rete di radiotelescopi sparsi in tutto il mondo ha generato un telescopio virtuale con risoluzione pari a una lente del diametro del nostro pianeta. Si chiama EHT (Event Horizon Telescope). Con quest’occhio celeste gli scienziati hanno ricomposto e diffuso due giorni fa la prima foto di un buco nero. E nero il buco resta: l’interno non si vede. Si vede invece il grido della luce che divampa sull’orlo circolare prima di cadere nell’orrido ignoto dello spaziotempo. La caduta ritratta nella foto risale a 55 milioni di anni fa, quando la Terra passò all’Eocene, la nuova alba: da noi la collisione tra continenti innalzò le Alpi facendo emergere pure la Sardegna, la Calabria, la Puglia, parte della Campania e del Lazio. Tanti anni ha dovuto aspettare la luce per consegnarci il suo grido sull’orizzonte degli eventi. Nemmeno lei può sottrarsi al regime dell’attesa, alla pazienza di un viaggio per mostrarci la nostra nuova alba. Perché allora non dovrei aspettare io, che a lei miro e di lei cerco ogni manifesto? Se ancora non si vede, in fondo ora so con fisica certezza che la nuova alba è già sorta. Era quella mattina, la nostra caduta, il grido comune sull’orizzonte degli eventi.

All’amore che ti ha generato

La mia anima è una salda colonna per il tuo dolore: lasciati cadere inerme, appoggiati, osso di insonnia, lembo della prima carne che ti ha generato. La mia anima ti darà linfa e i gangli attecchiranno ai giorni di nuovo. La colonna allora si dissolverà nella luce e la tua anima tornerà alla corsa: la vita è innegabile, si posa di forma in forma. Alto nel diritto, calmo nella bufera, duro alla fatica e dignitoso, darai fiamma all’amore che, già prima di questa caduta, ti ha generato per la seconda volta: come padre, hai un destino di sapiente nei misteri del buio, impatto di meteora al suolo fecondo. Ti guiderà nel semplice la forma di un cratere sulla superficie di Venere.

Geminidi

Questa notte brillerà di meteore, circa cento meteore all’ora, dicono i giornali. Sono le stelle cadenti di dicembre, le Geminidi. Si chiamano così perché sembrano partire da un radiante vicino alla stella alfa della costellazione dei Gemelli. È uno sciame attivo dal 3 al 19 dell’ultimo mese, ma il picco di visibilità si raggiunge ogni anno nel buio fra il 13 e il 14. Detto ciò, come a volte si ha l’impressione che il mondo ci parli, ora io avverto un messaggio diretto a me dall’intero universo. Una conferma sulla vita insieme all’adorata che ho scelto più volte nella mia selva al bivio di turno. Oggi infatti si festeggia la santa della luce, l’anticipo di dodici giorni sul sole invitto che dà i natali all’uomo nuovo. Ed è proprio il cielo di stanotte, il cielo di Lucia, ad accogliere il disordine di stelle che scaturisce dalla mia casa nello zodiaco. Il mistero di Lucia ospita le faville dei Gemelli, le danze nietzschiane nate dal mio caos. E il destino è quadratura di libertà.