Un vento esagerato

Il vento di oggi non accenna a smettere e detta nell’aria vortici di rabbia contro ogni materia. Non ricordo furia simile da quando sto nella città del fiume: l’asfalto potrebbe alzarsi da un battito all’altro imitando le colombine che nascono a mare sulle creste eccitate. Nessuno si è ancora fatto legare ai pali per ascoltare il canto meccanico delle sirene in corsa ovunque. Violento il vento ha vinto sul vetro della finestra contro ogni fermo uncinato che avevo teso alla persiana, costringendomi a chiudere fuori il cielo ocra di deserto. Poco fa uno schianto di cocci ha concluso la ribalta di un cassonetto lasciato ancora colmo dalla notte, per l’immonda stasi dei servizi di raccolta. Gli alberi cadono come bottiglie vuote sui muri di cinta e sulle auto, in una sincope frenetica di antenne curve sui palazzi. Il reticolo dei cavi tranviari ha fatto pesca di rami ora sospesi a mezz’aria sui binari, e in giro si vedono immagini da ultimo giorno sulla terra. Ma si finisce e si comincia allo stesso modo. E il presente è una possibilità: ricalcare il tempo lontano in cui tutto nasceva, in cui venivano dati i nomi alle cose e l’umanità cercava di trovare se stessa, i suoi princìpi, e già di consolare il futuro. Correrà allora questo vento ai rifugi antiaerei sotto le grandi ville e per i cunicoli, alla risalita nelle vie sollevando la terra giusta a coprire buche e voragini; darà corpo al sogno che volino via per sempre gli affaristi dell’odio impiegati nella guerra tra le mafie spezzapollici dello spaccio; e farà tutto da solo, senz’altra mano a deviare la sua corsa, la sua direzione, la pura fatalità, il caso: ultima ragione di una speranza che batte alle murate.

Tempo

Oggi c’è brutto tempo in quasi tutta Italia e ho pensato che però ai bastioni secolari che abbiamo in tante città poco importa se diluvia o c’è il sole e, anzi, ricordo che quando mia madre mi portava a scuola costeggiavamo in auto le mura normanne vicino al palazzo Reale di Palermo e io nei giorni nuvoli appuntavo gli occhi ai musi invalicabili e neri favolando sul tempo in cui ci stavano, anche sotto la pioggia, le sentinelle della città vecchia e pensando altro che scuola, altro che lezioni, altro che interrogazione di matematica che mi tocca a terza ora, queste mura colavano pioggia mista a scoli di latrina e dentro e fuori i ragazzi della mia età andavano a piedi nudi luridi fra i banchi del mercato o formavano bande per razziare pecore e alleggerire i frutteti nei poderi dei nobili, tornando a casa pieni di ferite la sera anche se pioveva a dirotto tutto il giorno, come oggi che c’è brutto tempo in quasi tutta Italia e mi sembra che le cose non siano tanto cambiate dal tempo dei normanni, ma più da quella terza ora.