Una stanza d’aria

Perché abbiamo smesso di scrivere il luogo da cui mandiamo le lettere, ormai lettere al computer? È solo cambiato il tempo di ricezione – definito reale – non certo i connotati dello spazio, il luogo da cui ogni volta siamo seduti a comporle. Abbiamo azzerato il tempo, ma lo spazio che ospita il corpo (in maniera ancora più fondante e reale del nuovo tempo) non si può azzerare, come scrivessimo da una stanza d’aria che galleggia in cielo. Eppure, a nessuno più importa dove siamo quando gli si dedica il pensiero, a motivo di lavoro, affetto o burocrazia. Non si scrive più. Dove siamo non importa.

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Mutande

Qualche anno fa a Palermo un negozio della catena Calzedonia ha sostituito la libreria Flaccovio, nella storica via Ruggero Settimo, teatro di incontri fra alcuni dei massimi genî siciliani del secondo Novecento, da Sciascia a Guttuso. Oggi leggo che, nella stessa via, il megastore Mondadori sarà rimpiazzato da Oviesse. Sarà una novità meno grave per i sostenitori delle librerie indipendenti contro i monopolisti. Però, ho pensato lo stesso con inedito astio di categoria: non resta che aprire una casa editrice e chiamarla Oviesse! O forse, il segreto è mutare tutte le librerie del centro in librerie per stranieri – pochi anni e saranno loro il grosso dei palermitani. Più libri stranieri, sì, e daremo filo da torcere a mutande calze e magliette, patatine gelati e panini. Impareremo l’inglese e lo parleremo a tavola. La domenica ci vestiremo in modi bizzarri e vagheremo per il Cassaro col naso all’insù e un’aria sorniona. Allo Zen decapiteranno la statua di Falcone ma noi, ben lontani, con le Canon metallizzate scatteremo foto anche alle strade che da picciriddi facevamo tenendo la mano di nostra madre. Fingendo che sia tutto nuovo e bello, benché non più nostro. E passando davanti a una vetrina, ci guarderemo con la coda dell’occhio, contrastando ogni volta la tentazione di attingere all’italiano o, nei casi più colti, al dialetto isolano per dirci con aria disponibile: bei pantaloncini, sei già stato a vedere lo Spasimo? Avant’ieri, D&G si accattarono piazza Pretoria per una sfilata inorgogliendo i cittadini; domani, un noto cantante suonerà aggratis per un festivalino sotto casa mia. Ma che lugubre rassegnazione e inavvertita ammissione di resa sento nei miei cari che vivono qui e dicono, convinti, meglio se il centro brulica di turisti, restassero loro senza più palermitani: ora le strade sono più pulite, vivibili, ci passi la sera senza più scanto dei tagliagole. Palermo, non so se augurarti di fare al meglio la buttana, o chiederti di restarmi vicina, riconoscerci e vivere solo del nostro amore.