L’albero del nonno

[…] Ma la sua passione piú viva erano le piante. Una volta andò via da una casa per non veder morire un albero che era cresciuto, non si sa come, in mezzo al cortile.
Quel povero albero – io lo ricordo – s’era levato sul magro stelo cinereo con evidente sforzo e rizzando i rami come a supplicare, desideroso di vedere il sole e l’aria libera, angosciato dalla paura di non avere in sé tanto rigoglio da arrivare oltre i tetti delle case che lo circondavano. Ma, finalmente, c’era arrivato! E come brillavano felici le frondi della cima e quanta invidia destavano in quelle che stavano giú senz’aria, senza sole! Anche nella morte, nello staccarsi dai rami, in autunno, le foglie di lassú avevano una lieta sorte: volavano via col vento, in alto, cadevano su i tetti, vedevano il cielo ancora; mentre le povere foglie basse morivano nel fango della via, calpestate.
In tutte le stagioni, all’ora del tramonto, quell’albero si popolava d’una miriade di passeri, che pareva vi si dessero convegno da tutti i tetti della città. Quei rami allora palpitavano piú d’ali che di foglie; pareva che ogni foglia avesse voce; che tutto l’albero cantasse, fremebondo. Continua a leggere “L’albero del nonno”