Carezza fraterna

Con le nuvole sull’intero paese, questo lunedì mattina somiglia a una domenica notte generosa che ha deciso di allungarsi e diluire il giorno dopo, farlo gentile agli occhi per non abbagliare di violente riprese lavorative la testa che ancora pensa a cosa ho sognato ieri, come risolvere spigoli e dolori che seguitano irrisolti rischiando di diventare scuse, nascondigli per non cambiare mai. La caligine di inizio settimana funziona allo stesso modo: cambia poco la notte da cui esce e pare una tregua del cielo, supplemento che smussa il ritorno alla battaglia; generosa più del dovuto, complice immeritata e perciò molto più efficace, vera empatia, carezza fraterna. Oggi nascondersi è lecito come il sole, è giorno ancora tra due mondi, occasione per vedere le cose dall’alto. Respira, fai il tuo e poi torna a dormire.

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Aspettavo

Aspettavo che piovesse per usare la parola uggia, invece è da stamattina che più di un fitto grigio virato al nero cangiante per il vento lievito di nubi non fa. Niente acqua sulle linee verticali. Così, prima di mettermi a lavoro, forse impietosito, l’amico Zanichelli mi ha fischiato e detto Ùggia, ombra degli alberi che danneggia le piante sottostanti: lo zafferano cresce anche all’uggia | (est., lett.) Ombra: uggia grata nei calori estivi. 2) (fig., lett.) Noia, tedio […] | Fastidio, molestia: che uggia! Da cinque minuti apprezzo molto di più lo zafferano, il suo estratto giallo intenso, impertinente all’uggia. A volte aspettare non serve.