Nero anzitempo

Ora mi aspetto di vedere il passaggio di un’alga o un mollusco fluorescente a mezz’aria dietro la finestra. Tanto è collassato negli abissi il giorno che l’ora solare ha fatto nero anzitempo. Come dal vetro di una sonda sferica, dovrei vedere il mondo oscillare in un grandioso moto oceanico. Invece arrivano dritti i rombi delle auto e i loro squilli di tromba sulla piazza. Nessuna pietosa ovatta da fondo marino blocca i nervi scoperti della città. Nella via sotto casa gli oppressi dentro le auto già cercano posteggio per la fine della domenica. Se la falsa notte di ottobre però ha una cosa da prendere è che questo buio non è la fine. Ci si continua a vivere dentro, si possono ancora invitare gli amici e ridere guardandosi negli occhi. Siamo le bestie che meglio si adattano, ricordi? I primi giorni può essere strano, poi diventa un mantello. E ritrovi calore.

Viene presto

Alla pioggia che stacca il primo freddo sul giorno corto di ottobre dedico i melograni che portavamo dalla campagna alla città dei nostri vent’anni, e i pomeriggi sgranati sul marmo tondo della cucina tramando la confidenza, l’amore che ci ha portati alla stagione migliore con più terra comune di quanto mare potrà invadere mai, se mi guardi ancora come di giorno i solchi aperti guardano le nuvole, sapendo che viene presto la sera a dissetarli dopo l’estate e concepire l’erba che ricrescerà giorno dopo giorno, dal ventuno dicembre insieme alla luce del sole sul nostro equatore.