Il bene soltanto

Canta l’unisono dei grilli nel giardinetto condominiale, beati misteri verdi negli interni dei palazzi romani. Il fiotto della fontana davanti alla pergola insiste nel tentativo di avvicinare il cielo chiaro di stanotte senza altre voci come la sua in perenne caduta sull’acqua. La luna si è già affacciata nella grande cava dei balconi accanto ai vetri accesi del vano ascensore. Nessuno torna a casa, nessuno esce passando accanto alle biciclette lasciate all’umido e ai ragni. Il mio bene soltanto viaggia nell’aria battendo ogni corsa volenterosa della luce, raggiungerebbe la più antica galassia prima di lei dove fosse un terminale che mi corrisponde. Mi parte dal petto, arriva nella stanza palermitana che lo ha generato e porta il carico buono della mia storia: a loro volta, da lì possono sentirlo. L’amore è l’unica rete senza fili che non dà malattie, anzi tiene viva ogni cosa e motiva al fondo tutte le opere che valgono il mio tempo breve. L’onda si nutre del bene che ancora mi sento voluto da chi pure non c’è più e da quelli che invece saltano ancora tra balsami e spine, credendo che la vita meriti comunque sempre più del suo opposto. E mi apro a una domanda come un bianco fiore di cactus: che cosa è davvero la pace?