Fine stagione

La capanna dei due cuori non c’è più. Uno è il mio, l’altro è blu del mare che già hanno smontato, aprendo la sabbia a un disordine temporale: il quindici settembre è sì finita la stagione balneare ma non ancora l’estate, che invece muore domani aprendo la via ai brividi autunnali. Questo lieve smottamento di una settimana sul cambio di nome al paesaggio lascia sempre un varco aperto per l’intero autunno, sulla dorsale marina che a sud risalgono i corsari nelle giornate ancora di sole, per rubare anche in ottobre o a novembre un tuffo a Mondello che riunisca i due cuori, ma breve e senza il tempo di costruirci di nuovo la capanna. Solo restare avvolti in un telo che apparecchia il ricordo della stagione finita e il sogno del mare prossimo in cui ridestarmi fra un anno. Con tutta la vita in mezzo e inesplorata ancora da attraversare.

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Fiumi

Oggi è la prima giornata del paesaggio indetta dal ministero dei Beni culturali e noi non ci stupiamo più delle città coi fiumi. Roma, qui, dà la misura della nostra millenaria capacità di plasmare il territorio a nostra immagine iniettandoci un’infondata idea di onnipotenza sul pianeta che angustia qualsiasi meraviglia residuale sulla presenza dei fiumi in città facendoli dare ormai per scontati, di valore pari a qualsiasi elemento urbanistico eretto a bella posta dai nostri macchinari. Eppure, ricordo che quel fiume è lì da molto prima che Romolo e Remo litigassero; che tutti i fiumi – esclusi i dotti creati dalla sapienza contadina per addomesticare gli indirizzi dell’acqua nei campi – stanno dove stanno da molto prima che tagliassero a metà i centri abitati; e che il tempo scorre da molto prima che l’uomo lo arginasse nelle sue favolose tassonomie. Ma il tempo attende il nostro arrivo, mentre il paesaggio ci ha come comparse.

Finestre

Una finestra su un fiume non sarà mai come una finestra sul mare: il canto dei grilli e la simbologia del tempo non basteranno, e neanche il vento che usa gli alberi per imitare il battito della riva. Una finestra su un fiume raccoglierà l’aria che scende a valle dalle guglie rocciose e porta odore di erba e fieno sotto le stelle, mormorio di un paesaggio che torna proprietà unica delle bestie, esempio della convivenza antica fra tutti gli esseri della terra. Una finestra sul mare vive di correnti che doppiano la speranza prima di toccare l’orecchio teso alle voci dei naufraghi, lamento incessante e respiro del cosmo che si rivolta nell’acqua salsa con una violenza che ai sogni degli asciutti distilla ninnananne. Una finestra su un fiume è una e una sola, su quel fiume. Una finestra sul mare misura invece da cardini diversi lo stesso sprofondo.