Stai

Una voce canta una parola aperta, Stai, disponibile a mille orecchie. Le mie ci hanno fatto casa per mobilia d’innumeri sali e scendi Roma-Palermo e, nell’aria, la bonaria invidia cacciata a volte per i tanti tutti lì che, a ogni ritorno, rispondono alle mie con le loro novità. Stai inventa la commozione senza vincoli di tempo o di materia: non è Resti, a cui serve la “res” – la cosa, l’oggetto, il corpo; ma non è nemmeno Sei, che ti definisce senza aver bisogno di alcun luogo. Stai va oltre la presenza fisica ma richiede un posto ed è nel petto degli amici, se abiti lontano: vive prima e, insieme, dopo il presente. La sua semplicità è una rocca inespugnabile. Così a volte le canzoni diventano vestiti.

Campo

Ieri ho visto in tv la scena di due che restano bloccati in campagna con l’auto in panne sul ciglio della strada. Così provano a chiamare soccorsi ma nessuno dei due cellulari prende e allora lui, agitando il telefono in mano, fa avanti e indietro sulla terra smossa dall’aratro lamentandosi, niente Sara, non c’è campo, non c’è campo, pur essendoci in mezzo coi piedi affondati. Mi è venuta la pelle d’oca.