La domanda

Quando dici sarebbe stato bello vivere in quel passato piuttosto che oggi, forse ti vedi nella primavera del 1913, sotto la finestra di Debussy che suona agli amici la Golliwogg’s cake-walk, o al sole della stessa primavera che batte sul portone di casa Proust: hai la copia di Swann appena uscita e aspetti per un autografo. Ma la domanda è: avresti fatto altro, a parte consumare i giorni nell’adorazione? Se credi di no, puoi sorridere ai tuoi beniamini anche da qui. Se credi di sì, bene: fammi vedere che cosa, di tuo, avresti fatto leggere a Marcel o sentire a Claude. In fondo, qui, gli anni portano lo stesso piccolo numero finale che sentivi in bocca ai tuoi nonni. Nel prossimo ’18, chi sognerà di aver vissuto in questo ’18, anche se fra un anno scoppiasse il corrispettivo della prima grande guerra che, certo, si sarà sentita anche sotto quella finestra o davanti al quel portone? In futuro, chi di noi verrà sognato così tanto da far dimenticare per un attimo ai posteri le catastrofi in cui anche noi stiamo ballando?