Irraggiungibile

Abbiamo luoghi irraggiungibili per gli altri, dove non andiamo spesso ma che ci aspettano. Sempre. Sono agli antipodi dell’esperienza, fuori dal tempo verso dentro e fuori dal tempo all’infuori, in lontananza. Ogni persona ha la sua via per entrarci. Il genio francese delle lettere, Marcel, raccontò la sua via tirata fin lì dal senso dell’odore. Per me che ora scrivo da quel chiuso, molle e infinito, è una via tracciata dal suono. Ogni volta che vengo qui a nutrirmi del mio sempre, mi chiedo come ho fatto a starne lontano per così tanto. Facevo la vita, eppure qui è il suo oro. Nessuno lo può rubare. Né io posso o voglio portarlo via da qui. Qui sono io che devo tornare e mi faccio tenerezza quando abito il tempo senza nemmeno ricordare l’esistenza di questo grembo, il suo indirizzo in musica. Marcel disse che è proprio questo oblio quasi costante a renderlo sempre inespugnabile per gli altri e, il più delle volte, anche per la versione di noi obbligata al tentativo di una vita. L’altro luogo, quello dal tempo all’infuori, in lontananza, è ancora più difficile da raggiungere perché ha vie sempre diverse. Da lì i poeti afferrano note di lingua mai sentita prima e a volte riescono a farle sentire anche a noi. Ed ecco, vedi, anche lì è sempre questione di. Suono.

La domanda

Quando dici sarebbe stato bello vivere in quel passato piuttosto che oggi, forse ti vedi nella primavera del 1913, sotto la finestra di Debussy che suona agli amici la Golliwogg’s cake-walk, o al sole della stessa primavera che batte sul portone di casa Proust: hai la copia di Swann appena uscita e aspetti per un autografo. Ma la domanda è: avresti fatto altro, a parte consumare i giorni nell’adorazione? Se credi di no, puoi sorridere ai tuoi beniamini anche da qui. Se credi di sì, bene: fammi vedere che cosa, di tuo, avresti fatto leggere a Marcel o sentire a Claude. In fondo, qui, gli anni portano lo stesso piccolo numero finale che sentivi in bocca ai tuoi nonni. Nel prossimo ’18, chi sognerà di aver vissuto in questo ’18, anche se fra un anno scoppiasse il corrispettivo della prima grande guerra che, certo, si sarà sentita anche sotto quella finestra o davanti al quel portone? In futuro, chi di noi verrà sognato così tanto da far dimenticare per un attimo ai posteri le catastrofi in cui anche noi stiamo ballando?