Esserci

Tutto è respirazione. Non solo l’amore nel suo moto avvolgente, o la sapienza orientale che ascolta la vitalità tra gli elementi più che cercare una verità in un solo punto, né solo la casa che appanna con la sua storia i vetri delle finestre se fuori si gela. Il respiro è infatti coordinata, sintomo e centro regolatore di ogni condizione di vita. La pandemia ancora in atto morde i polmoni come risposta della natura al soffocamento che l’uomo le impone da decenni. Molti mali spirituali che affliggono le persone si traducono in ansia che spezza il fiato. E manca subito l’aria – come allarme di pericolo – a chi inizia a fumare, mentre chi già fuma racconta soddisfatto le poche volte che, per mancanza di filtro o in alta quota o dopo una fatica, sente di nuovo “la botta”, come la prima volta. Sentire, ecco, tutto il sentire ruota attorno alla respirazione che – per conferme e negazioni – ci indica il nostro livello e la nostra capacità di esercitare la presenza. Fai un bel respiro, si dice a chi è in difficoltà generica o specifica, cioè torna a esserci; mi manca l’aria, si dice quando il corpo non sopporta più una condizione, cioè non riesco a esserci. Agire sul respiro stimola l’assottigliamento del diaframma che c’è tra la percezione e la conoscenza. Per cantare anche, si studia il respiro, che esso accompagni una buona performance o una preghiera viscerale. Tutto è respiro, dall’importanza che arrivi ossigeno al cervello, alla capacità di sentire il mondo intorno a noi. Il respiro sorveglia la nostra cura dell’esserci.