Così in mare come in terra

Se è domani che si fa memoria del loro arrivo, vuol dire che in questo momento si contemplano gli ultimi tratti di strada fatti dai ricchi studiosi pagani, in pellegrinaggio verso il non-accolto per eccellenza. Avevano i mezzi per restare tranquilli a casa loro e invece si mossero all’ignoto, adorando infine il raro momento stazionario di una famiglia di fuggiaschi. Ma il natale può dirsi vero solo dopo questo incontro e il loro prodigioso riconoscimento. Perciò l’epifania è festa ancora più antica, istituita ben prima rispetto al natale, indice di un’adesione che avviene in età adulta, consapevole, non eredità culturale bevuta come dato naturale insieme al latte materno, ovvio fin dalla culla. Fa freddo stanotte. E penso ai naufraghi, così in mare come in terra, ancora tra le orride onde o già approdati alla nostra cecità continentale. Avrebbero un attimo di calore in più contro il gelo della vita loro, se sapessero che in questo momento la sapienza gli muove incontro dei fratelli così importanti.

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Che il trovare non ponga termine

Quando si dica ad uno che sia presente: non ho chiesto di te, vuol dire che non lo si ama. Perché quando si ama qualcuno lo si vuole avere sempre vicino, poiché lo stesso amore teme che egli sia assente. Quando si ama qualcuno, si vuol sapere che egli è presente, anche se non lo si vede, e ciò senza stancarsi. Questo significa il “cercate sempre il suo volto”, così che il trovare non ponga termine alla ricerca interiore che caratterizza l’amore, così che con il crescere dell’amore cresca anche la ricerca nell’intimo della persona amata.

Agostino d’Ippona, Epistola 104 a Nettario (marzo/aprile 409 d. C.)

Magi

La festa dei Magi è più antica del Natale, nei primi secoli si festeggiavano solo l’Epifania e la Pasqua. Ancora oggi a Oriente, la nascita del bambino si festeggia all’arrivo di questi importanti sconosciuti, come se il natale terrestre del profugo Yeshùa potesse dirsi vero solo dopo il loro incontro. È la festa della chiamata alla fede, inscenata in un tempo in cui la fede si sceglieva da adulti, dopo aver avuto la buona notizia. In Italia invece da secoli nasciamo già dentro questo brodo, senza aver avuto alcuna chiamata, e molti ci restano a mollo per tutta la vita senza nemmeno aver sentito suonare il citofono in casa del vicino. Il racconto degli inseguitori stellari dice molte cose: l’apertura della luce ai non eletti e la necessità di avviare una ricerca personale per poter leggere un segno in qualcosa che pure sta davanti agli occhi di tutti; dice che esiste una conoscenza perfetta ma sterile dei testi ed è quella che non fa alzare gli scribi dai triclini, dopo aver risposto correttamente a Erode, per andare con i Magi a dare quantomeno una controllata a Betlemme; dice la caratura di questi pagani che non restano affatto delusi scoprendo di aver viaggiato dei mesi solo per trovare la baracca di un carpentiere con una ragazzina e un bimbo uguale a milioni di altri. Non erano solo in tre, non avevano nomi italiani, non erano re ma non erano manco poveri (il che basta a disinnescare la retorica della povertà materiale come requisito per il regno). Erano uomini ricchi, studiosi e, secondo Agostino, trovarono perché cercarono davvero. E trovare significa non restare delusi.