Un mistero positivo

A quest’ora della sera, ormai si può ben dire sul far della notte, gli insegnanti non hanno smesso la loro veste mortificante di burocrati e seguitano a compilare una delle tante caselle telematiche che compongono il singolo giudizio del primo quadrimestre per ogni alunno, molti essendo titolari di più materie – dopo aver fatto, ovviamente, le ore diurne negli istituti e iniziato le valutazioni in riunioni online il pomeriggio a casa. Molti dicono che il loro lavoro è una pacchia, e loro lavorano per lo stesso stipendio ridicolo di sempre rispetto all’importanza del compito e alla fatica spesa; per la stessa scuola che già oltre dieci anni fa chiedeva alle famiglie di portare la carta igienica mancante nei bagni; nella stessa nazione che prima delle ultime utili emergenze era comunque abituata a notizie di tetti crollati in edifici scolastici; lo stesso paese che paga una ultra trentennale dichiarata crisi della politica, ora giunta al pettine nelle ipotesi credibili di scalata al vertice costituzionale da parte di un oligarca. Cosa spinge questi insegnanti a lavorare ancora sul far della notte, così? Di certo, nulla che possa trovare riscontro nello stato presente delle cose (deteriorato ormai anche per il terrore aziendale di cosa potranno dire i genitori degli alunni, davanti a una valutazione non gradita). Per questo, ancora di più, grazie, insegnanti: siete il mistero positivo che giustifica la non estinzione di un settore pubblico gestito senza la minima cura né più ombra di senso. E domani, come ogni giorno, altre lezioni.

Gli alberi disegnati

C’era un cartellone, fra i moltissimi appesi nel lungo corridoio, intitolato “Gli alberi di Cosimo”, un mosaico vario di chiome verdi disegnate dai bimbi con didascalia scritta a mano accanto a ogni tessera. Ho pensato che è bello andare a votare già solo perché lo scenario, decontestualizzato dall’insolito numero di adulti che vi si aggirano, ti dice che sta accadendo qualcosa di diverso, di raro e importante rispetto al resto dell’anno. E sarà certo per l’ampiezza degli edifici che si è scelto di farci votare nelle scuole, ma è una coincidenza felicissima a livello simbolico: gli adulti visitano la casa dei piccoli per decidere nei limiti del sistema che indirizzo dare, a quale nuovo civico trasferire il mondo che ospiterà i loro figli, una volta usciti da quella casa. Dove gli alberi non sono più disegnati, non c’è più un orario che metta ordine tra le materie e i maestri non li indovini dalle cattedre né dai registri.